Dimenticate le parole d'ordine vocali: il futuro dell'interazione con gli assistenti AI potrebbe passare da uno sguardo. Samsung ha depositato una nuova domanda di brevetto che descrive un sistema pensato per i suoi futuri occhiali XR, in grado di attivare l'assistente virtuale senza dover pronunciare alcuna formula come 'Hey Bixby'. Stando a quanto riportato, basterebbe rivolgere lo sguardo verso un oggetto per far scattare l'interazione.
Come funziona l'interazione oculare
Il brevetto, depositato di recente, delinea un meccanismo in cui il dispositivo rileva la direzione dello sguardo dell'utente e la interpreta come un comando. In pratica, guardando un oggetto specifico, l'utente segnala all'assistente AI di voler ottenere informazioni su di esso, senza dover parlare. Questo approccio punta a rendere l'esperienza più naturale e immediata, riducendo l'attrito tipico delle attivazioni vocali, che spesso richiedono formule fisse e possono risultare poco pratiche in ambienti rumorosi o affollati.
Verso un ecosistema XR più fluido
La mossa di Samsung si inserisce in un contesto di crescente competizione nel settore dei dispositivi indossabili per la realtà estesa. Mentre colossi come Meta e Apple lavorano a occhiali intelligenti e visori, l'azienda coreana sembra voler distinguersi puntando su un'interazione uomo-macchina più discreta e intuitiva. L'idea di eliminare la necessità di una wake word vocale potrebbe rappresentare un passo avanti significativo per l'usabilità quotidiana, soprattutto in contesti in cui le mani sono occupate o la voce non è utilizzabile.
Naturalmente, essendo un brevetto, non c'è alcuna garanzia che questa tecnologia arrivi effettivamente sul mercato. Tuttavia, il documento offre uno spaccato interessante sulle intenzioni di Samsung nel campo degli occhiali AI e suggerisce che il colosso tech stia esplorando modalità di interazione alternative e sempre più integrate con l'ambiente circostante. Se realizzata, questa funzione potrebbe ridefinire il modo in cui interagiamo con gli assistenti digitali, rendendoli quasi trasparenti alla nostra esperienza quotidiana.