La NASA sta portando avanti un progetto destinato a cambiare il modo in cui le future missioni lunari gestiranno l'energia. Si chiama SPEARS e punta a sviluppare batterie allo stato solido in grado di resistere alle escursioni termiche estreme del nostro satellite, dove di notte le temperature possono precipitare fino a -200 °C, in particolare nelle regioni del polo sud lunare.
Test record a temperature estreme
Yi Lin, responsabile delle attività di ricerca e dei test SPEARS presso il Langley Research Center, ha confermato che le prove hanno dimostrato per la prima volta la capacità delle celle di operare a temperature così basse. Il ricercatore ritiene possibile migliorare ulteriormente le prestazioni e ampliare l'intervallo operativo, ma serviranno nuove sperimentazioni per verificarlo. Il punto chiave è la distinzione tra funzionare a una data temperatura e sopravvivere a condizioni ancora più estreme: le celle SPEARS non erogano energia a -170 °C, ma i test hanno mostrato che possono essere esposte a escursioni tra -170 °C e 100 °C senza danni permanenti.
Verso Artemis, tra rover e strumenti portatili
Per gestire il gelo lunare, la NASA prevede di utilizzare piccoli riscaldatori che riportino gli accumulatori alla temperatura corretta prima dell'uso, senza doverli mantenere costantemente al caldo. Questo approccio ridurrebbe la necessità di sistemi termici ingombranti e pesanti a bordo di veicoli e habitat, con possibili vantaggi su massa, consumi e durata delle missioni. Le batterie SPEARS potrebbero alimentare rover, strumenti portatili degli astronauti, sistemi di emergenza e attrezzature scientifiche destinate a lavorare nei crateri permanentemente in ombra, semplificando la progettazione e riducendo le risorse necessarie.
La NASA non punta a una batteria universale: la composizione degli elettrodi può essere modificata per privilegiare capacità, potenza o durata, adattando la tecnologia a esigenze specifiche. Il progetto SPEARS è partito nel 2026 con finanziamenti della divisione Advanced Research and Technology della NASA; l'Ames Research Center in California contribuisce sviluppando hardware di volo, schede di prova e componenti elettronici. Secondo Ji Su, scienziata dei materiali polimerici presso Langley, in futuro le batterie allo stato solido potrebbero interessare anche automotive, dispositivi mobili, comunicazioni e droni.
Per ora è fondamentale distinguere le prospettive dalle applicazioni già disponibili: i test NASA rappresentano un passo avanti nella ricerca di accumulatori capaci di tollerare forti escursioni termiche, ma serviranno ulteriori sviluppi prima di valutarne l'impiego su veicoli lunari o dispositivi commerciali. Il traguardo immediato è trasformare i risultati di laboratorio in una soluzione affidabile per le future missioni Artemis. Se i prossimi test confermeranno le potenzialità delle celle SPEARS, la NASA potrebbe disporre di un nuovo strumento per garantire energia anche quando le temperature rendono proibitivo l'uso delle batterie tradizionali.