OpenAI ha presentato tre annunci scientifici che toccano matematica, informatica teorica e fisica. La novità, però, non risiede solo nei risultati: l'azienda ha coinvolto esperti esterni per guidare la valutazione e stabilire la validità delle prove. Meno di un mese prima aveva pubblicato centinaia di manoscritti lasciando ai ricercatori ogni verifica, mentre stavolta l'approccio appare più strutturato.
Il metodo conta quanto i risultati
Per informatica e fisica OpenAI ha affidato la supervisione a gruppi indipendenti, mentre per la matematica ha scelto la strada opposta: su consiglio degli specialisti ha pubblicato direttamente l'output del modello su GitHub, lasciando ai ricercatori il compito di costruire le spiegazioni. Il primo annuncio riguarda la propagazione delle onde nello spazio: secondo l'azienda, il modello ha dimostrato la congettura di Sogge per tutte le dimensioni pari o superiori a due. Dalla stessa dimostrazione discenderebbero anche le congetture di Kakeya e le stime di restrizione sferica di Stein.
Il secondo risultato è forse il più dirompente: OpenAI sostiene che l'Exponential Time Hypothesis (ETH), formulata nel 1999, sia falsa. Un algoritmo risolverebbe il problema 3-SAT in tempo subesponenziale contando esattamente le soluzioni. A esaminare il tutto ci sono Russell Impagliazzo e Ramamohan Paturi, tra i padri dell'ipotesi, insieme a Ryan Williams del MIT: il gruppo ha chiesto la pubblicazione immediata dello scritto e della dimostrazione in Lean, così che chiunque possa controllare riga per riga.
Fisica quantistica e trasparenza
Sul terzo fronte si sa ancora poco, perché il lavoro completo non è stato diffuso. OpenAI afferma di aver dimostrato l'esistenza matematica di alcune teorie quantistiche in quattro dimensioni, citando la cromodinamica quantistica e una possibile teoria unificata del Modello Standard. Il gruppo di supervisione include David Gross, Michael Douglas, Arthur Jaffe, Igor Klebanov e Nikita Nekrasov. L'obiettivo sarebbe rendere rigoroso ciò che i fisici usano da decenni con una certa dose di improvvisazione.
Non mancano le critiche interne: il comitato di consulenti matematici di OpenAI (AGMAI) ha contestato la condivisione anticipata di alcuni risultati con pochi esperti, perché crea disparità di accesso e favorisce selezioni di parte. L'azienda riconosce i rischi ma mantiene il metodo. Il comitato propone invece archivi accademici aperti, dimostrazioni verificabili e criteri trasparenti, finanziando anche chi verifica. Insieme ai risultati arriva una lettera aperta alla comunità per definire le regole quando le scoperte le fa una macchina.