La Recording Industry Association of America (RIAA) ha chiesto ufficialmente allo United States Trade Representative (USTR) di aggiungere Anna's Archive alla lista delle entità note per pirateria e contraffazione. La cosiddetta shadow library era già finita sotto i riflettori per aver copiato e diffuso su Torrent l'intero catalogo di Spotify: 86 milioni di file musicali e metadati relativi a 256 milioni di tracce. La notizia, riportata per la prima volta nelle scorse settimane, ha scatenato una reazione legale immediata da parte dell'industria discografica.
La vittoria di Spotify e delle major
Pochi giorni dopo la diffusione del database, la RIAA ha coordinato un'azione giudiziaria d'urgenza per conto delle principali etichette e della stessa Spotify. La coalizione ha vinto la causa, ma con risultati più formali che sostanziali: Anna's Archive non si è nemmeno presentata in aula, e i gestori del sito rimangono anonimi. Le major non hanno incassato il risarcimento centimilionario stabilito dal giudice, né hanno ottenuto la messa offline della piattaforma. Alcuni domini sono stati bloccati, ma la shadow library si è semplicemente spostata su altri indirizzi fuori dalla giurisdizione statunitense.
La lista USTR e il suo effetto
L'inserimento nella lista dell'USTR non costituisce una sentenza né determina automaticamente l'illegalità dei servizi citati. Si tratta di un documento annuale con funzione principalmente dissuasiva: l'obiettivo è attirare l'attenzione sulle piattaforme considerate problematiche e spingere le autorità dei vari Paesi a intensificare controlli e indagini. Oltre ad Anna's Archive, la RIAA ha segnalato altre new entry, ma la shadow library resta il caso più eclatante per la portata del catalogo copiato e per la sfida diretta all'industria musicale. La vicenda evidenzia ancora una volta la difficoltà di contrastare fenomeni di pirateria su scala globale, soprattutto quando i responsabili operano nell'anonimato e i server si spostano continuamente.