Negli ultimi anni l'industria dei videogiochi ha imboccato una strada precisa: titoli sempre più vasti, mappe sterminate e campagne che superano facilmente le 100 ore. Una corsa alla grandezza che, secondo Shawn Layden, ex presidente di Sony Interactive Entertainment, sta diventando insostenibile. Durante un recente intervento, Layden ha spiegato che questa bulimia contenutistica non solo fa lievitare i budget di produzione, ma rischia anche di diluire l'esperienza del giocatore, trasformando il divertimento in un secondo lavoro.
Troppo grandi per essere davvero goduti
Secondo Layden, il problema non è la qualità, ma la scala. Molti studi si sentono obbligati a riempire ogni angolo di mappa con attività secondarie, collezionabili e missioni ripetitive, solo per giustificare un prezzo di vendita elevato. Il risultato è che il giocatore medio raramente riesce a completare questi colossi, e spesso si stanca prima dei titoli di coda. Esperienze da 20-25 ore, sostiene l'ex dirigente, sarebbero invece il compromesso ideale: abbastanza lunghe da raccontare una storia avvincente, ma abbastanza brevi da essere finite e ricordate con piacere.
Un modello più sostenibile per gli sviluppatori
La proposta di Layden non riguarda solo il benessere del pubblico, ma anche la salute economica dell'industria. Ridurre la durata dei giochi significherebbe contenere i costi di sviluppo, che oggi superano spesso i 200 milioni di dollari, e permettere agli studi di sperimentare di più, invece di puntare tutto su un unico progetto gigantesco. Titoli come Spider-Man: Miles Morales o Uncharted: L'eredità perduta hanno dimostrato che un'avventura più compatta può comunque vendere milioni di copie e ottenere consensi. Per Layden, il futuro del gaming non è nell'infinito, ma nella qualità concentrata.