Cloudflare ha ammesso un problema di riservatezza sulla propria piattaforma Workers AI. Tra il 27 agosto e il 9 settembre, un numero ristretto di clienti ha ricevuto risposte contenenti dati appartenenti ad altri utenti. L'incidente ha riguardato complessivamente 155 risposte, tutte generate dallo stesso modello di intelligenza artificiale.
Come si è verificata la fuga di dati
Secondo quanto ricostruito dall'azienda, il problema non sarebbe legato a un attacco esterno, ma a un malfunzionamento nella gestione della cache e del contesto delle richieste. In pratica, alcune elaborazioni avrebbero riutilizzato porzioni di output appartenenti a sessioni precedenti di altri clienti, mescolando così informazioni che sarebbero dovute restare isolate. Un errore tecnico che mette in luce quanto sia delicata l'architettura dei servizi AI multi-tenant.
L'impatto e le contromisure
Cloudflare ha spiegato di aver circoscritto rapidamente il fenomeno, identificando le 155 risposte coinvolte e adottando misure correttive per impedire il ripetersi dell'episodio. L'azienda ha inoltre avviato una comunicazione diretta con i clienti interessati. Non è stata resa nota l'entità dei dati esposti, ma si tratterebbe di frammenti limitati di output generati dal modello.
La vicenda rappresenta un campanello d'allarme per l'intero settore: quando più aziende condividono la stessa infrastruttura di intelligenza artificiale, la separazione logica dei dati diventa un requisito critico. Per chi utilizza Workers AI in produzione, la raccomandazione è monitorare le risposte, verificare le policy di isolamento e valutare strumenti di auditing per intercettare anomalie simili in futuro.