Oggi l'intelligenza artificiale generativa è ovunque: la usiamo per studiare, lavorare, scrivere, creare immagini e cercare informazioni, spesso senza renderci conto di quanto sia entrata nella nostra quotidianità. Eppure, la tecnologia che conosciamo attraverso ChatGPT, Gemini, Claude e altri LLM (modelli linguistici di grandi dimensioni) non è comparsa dal nulla. La sua storia comincia molto prima di Internet e, in un certo senso, molto prima ancora che esistesse il computer moderno.
Babbage e la macchina analitica
Il primo grande passaggio risale all'Ottocento e ha come protagonista il matematico e inventore inglese Charles Babbage, che si trovò ad affrontare un problema molto concreto dell'epoca: i calcoli matematici complessi venivano spesso eseguiti manualmente da persone che venivano chiamate, letteralmente, “computer”. Quando però i calcoli diventavano lunghi e ripetitivi, la possibilità di commettere errori aumentava inevitabilmente. Per questo Babbage progettò la macchina analitica, un dispositivo meccanico programmabile antesignano del computer moderno. Sebbene non fu mai costruita, il suo design gettò le basi concettuali dell'informatica.
Da quel momento, la strada verso l'IA è stata lastricata di intuizioni e fallimenti. Negli anni '50 del Novecento, con la nascita dell'informatica moderna, si iniziò a parlare di reti neurali e di macchine capaci di apprendere. Dopo decenni di alti e bassi, la svolta è arrivata con i Transformer, l'architettura che ha reso possibile l'IA generativa come la conosciamo oggi. Un viaggio lungo quasi due secoli, che continua ancora: il prossimo capitolo è tutto da scrivere.