La maggior parte delle persone usa Claude e ChatGPT come un motore di ricerca: si fa una domanda, si legge la risposta e si chiude la conversazione. A una conferenza organizzata da Anthropic a Londra, Daisy Hollman, ingegnera del gruppo che sviluppa Claude Code, ha mostrato cosa succede quando si smette di trattare l'AI come un assistente e si comincia a considerarla un collega. Il trucco non è lavorare di più, ma costruire piccole copie di sé stessi che operano in parallelo, anche mentre si è a cena o si dorme.
Il contesto è tutto
La prima regola sembra ovvia, ma quasi nessuno la applica davvero. Se Claude non ha accesso alle stesse fonti da cui nascono le decisioni — messaggi interni, posta elettronica, documenti condivisi, dashboard di monitoraggio — non potrà mai svolgere il lavoro al posto di chi lo usa. Resta un assistente che risponde a domande generiche. Hollman suggerisce un esperimento semplice: passare un'intera giornata lavorativa dentro Claude e segnare ogni volta che si è costretti a cambiare applicazione o a incollare qualcosa da un'altra parte. Ogni interruzione è un punto cieco, un pezzo di contesto che l'AI non vede e che quindi non può usare.
Il secondo metodo riguarda il contesto delle decisioni. Invece di assegnare un compito isolato, conviene fornire a Claude gli appunti della riunione appena conclusa o la trascrizione di una telefonata con un cliente, chiedendogli cosa può fare subito con quelle informazioni. Hollman ha raccontato che da quando il suo gruppo passa le note delle riunioni a Claude, il risultato medio è di due o tre interventi sul codice per ogni incontro. Non perché l'AI sia diventata più intelligente, ma perché finalmente sa perché si fa qualcosa, non solo cosa si deve fare.
Il ciclo di correzione interno
Il terzo metodo fa risparmiare più tempo nel lungo periodo: costruire un ciclo di correzione interno. Si forniscono a Claude esempi di risultati ben riusciti, le proprie regole di qualità e una lista di controllo, poi gli si chiede di rivedere ogni bozza e correggere da solo le carenze prima di restituire il lavoro. In pratica, Claude diventa il revisore di sé stesso. Chi si limita ad accettare il primo risultato ottiene un lavoro mediocre; chi insegna all'AI come si presenta un buon risultato ottiene qualcosa di molto più vicino a quello che avrebbe prodotto in prima persona.
Il quarto metodo sfrutta il comando di Claude chiamato "ciclo", che esegue un'istruzione a intervalli regolari: è ciò che ha permesso a un collega di Hollman di gestire mille interventi in un mese. Il consiglio pratico è controllare brevemente dal telefono dopo cena, trenta secondi bastano per verificare che gli agenti stiano ancora girando. La mattina dopo ci si ritrova con una serie di problemi risolti che avrebbero richiesto un'intera giornata di lavoro manuale. L'ultimo punto non è un trucco tecnico, ma un cambio di mentalità: smettere di correggere a mano gli errori di verifica del codice, perché gli agenti lo fanno molto bene. Ogni ora passata a fare ciò che Claude fa altrettanto bene è un'ora sottratta al lavoro che solo un essere umano può svolgere: decidere, giudicare, scegliere la direzione, parlare con le persone.