Dopo un weekend messicano da protagonista, con la pole di Lewis Hamilton e il secondo posto in gara, più il quarto di Charles Leclerc, la Ferrari SF-26 arriva a Interlagos con segnali concreti di crescita. Il pacchetto aerodinamico introdotto ad Austin e gli adattamenti di Città del Messico hanno allargato la finestra di utilizzo della monoposto. Resta da capire quanto di quella competitività sia trasferibile su un tracciato diverso: meno estremo sul fronte altitudine, ma più scorrevole e ricco di cambi di pendenza.
Il pacchetto di Austin e il ruolo del turbo
Il quarto e ultimo grande aggiornamento aerodinamico dell'anno è arrivato ad Austin, con interventi su fondo, diffusore/estrattore, deflettori e imboccatura delle pance. La power unit Ferrari 067/6 monta un turbocompressore di diametro inferiore rispetto a Mercedes e Red Bull: in teoria, a quota elevata questo dovrebbe ridurre l'inerzia e il turbo-lag, soprattutto dopo l'eliminazione dell'MGU-H. I dati hanno però smentito in parte l'aspettativa: sul rettilineo principale la SF-26 perdeva ancora due o tre decimi, con velocità di punta quasi identiche ai rivali.
Il vero margine è arrivato altrove: nelle curve lente e medie, dove il simulatore indicava circa quattro decimi di vantaggio su Mercedes e McLaren. Il turbo più reattivo ha dato un contributo secondario, permettendo di risparmiare energia elettrica in trazione. Il cuore della prestazione è stato invece telaio e aerodinamica: piattaforma stabile, diffusore efficace e bilanciamento capace di tenere le gomme nella finestra corretta anche con poco carico. L'aria rarefatta di Città del Messico, oltre 2.240 metri sul livello del mare, ha poi favorito le monoposto con più drag come la Rossa.
Interlagos, la potenza torna centrale
Interlagos si trova a circa 800 metri sul livello del mare: la densità dell'aria passa da meno 22 per cento a un più gestibile meno 8 per cento. Il deficit di potenza della power unit Ferrari, stimato intorno ai 25 cavalli rispetto alla Mercedes, dovrebbe tornare più visibile sui rettilinei, in particolare sul principale dove è attiva la zona di Straight Mode. Il layout però potrebbe premiare i punti di forza della SF-26: il secondo settore è ricco di curve di media e bassa velocità, più lunghe e tondeggianti rispetto alle pieghe strette del Messico.
La pista è anche più sconnessa e presenta cambi di pendenza importanti: un assetto che gestisce bene le oscillazioni e mantiene il contatto con l'asfalto aiuta. Pirelli porta le mescole C3-C4-C5, con degrado storicamente elevato e una strategia a due soste come più probabile. Se i tecnici troveranno rapidamente il bilanciamento giusto, il ritmo gara potrebbe essere competitivo nei tratti guidati. In Brasile non arriveranno nuove grandi novità aerodinamiche: lo sviluppo è ormai concentrato sugli adattamenti circuito per circuito. Interlagos dirà se la finestra della SF-26 è abbastanza ampia da tenere testa a Mercedes e Red Bull anche senza l'effetto dell'aria rarefatta.