Il keynote di Jensen Huang alla GTC di Berlino si è trasformato in un palcoscenico di protesta. Un gruppo di attivisti riconducibili a Greenpeace ha interrotto l'intervento del CEO di NVIDIA, contestando due questioni spinose: la presenza dei chip Jetson Orin all'interno dei droni russi impiegati in Ucraina e l'impatto ambientale dell'intelligenza artificiale.
L'accusa sui chip nei droni russi
Secondo i manifestanti, i moduli Jetson Orin — potenti schede di calcolo edge utilizzate in ambito robotico e militare — sarebbero stati trovati in droni russi schierati nel conflitto ucraino. Un'accusa che mette in discussione il controllo sulla filiera delle esportazioni e solleva interrogativi etici sul ruolo dei componenti commerciali in scenari bellici. Greenpeace chiede a NVIDIA maggiore trasparenza sulle destinazioni finali dei propri prodotti e misure più stringenti per impedirne l'uso in ambito militare.
Il costo ambientale dell'intelligenza artificiale
Il secondo fronte della protesta riguarda la sostenibilità del settore. L'addestramento e l'esecuzione di modelli di IA richiedono enormi quantità di energia e acqua per il raffreddamento dei data center, e Greenpeace contesta a NVIDIA di non rendere pubblici dati chiari sui consumi e sull'impronta di carbonio delle proprie GPU. La richiesta è quella di standard ambientali più severi e di una rendicontazione trasparente lungo tutta la catena di produzione.
L'episodio trasforma un evento tecnologico di primo piano in un caso politico e mediatico: mentre NVIDIA continua a guidare la corsa all'hardware per l'IA, le domande su etica, controllo delle esportazioni e sostenibilità diventano sempre più difficili da ignorare.