Dal 30 settembre 2026 entrerà in vigore in Italia una nuova disciplina che regolamenta l'uso del riconoscimento facciale e dell'identificazione biometrica remota in tempo reale da parte delle forze di polizia. Si tratta di un passo atteso da tempo, che cerca di bilanciare le esigenze di sicurezza pubblica con la tutela dei diritti fondamentali dei cittadini, in un contesto in cui le tecnologie di intelligenza artificiale applicate alla sorveglianza sono sempre più diffuse e potenti.
Autorizzazioni giudiziarie e limiti precisi
Il decreto stabilisce che l'utilizzo di sistemi di riconoscimento facciale in tempo reale dovrà essere preventivamente autorizzato da un'autorità giudiziaria. Non sarà quindi possibile attivare la tecnologia in modo autonomo o discrezionale: ogni richiesta dovrà essere motivata e collegata a indagini specifiche su reati gravi o a situazioni di concreto pericolo per l'incolumità pubblica. Inoltre, sono previsti limiti territoriali e temporali: l'identificazione biometrica potrà essere impiegata solo in aree delimitate e per periodi definiti, evitando forme di sorveglianza di massa indiscriminata.
Il testo introduce anche procedure d'urgenza, per consentire alle forze dell'ordine di agire rapidamente in casi eccezionali, come la ricerca di persone scomparse o la prevenzione di attentati imminenti. In tali circostanze, l'autorizzazione giudiziaria potrà essere richiesta successivamente, ma dovrà comunque essere convalidata entro termini stringenti, a garanzia della legalità dell'operato.
Banche dati specifiche e prospettive future
Un altro elemento centrale della normativa riguarda l'istituzione di banche dati specifiche per la gestione dei dati biometrici raccolti durante le operazioni di polizia. Queste banche dati dovranno rispettare rigorosi standard di sicurezza e privacy, con accessi tracciati e tempi di conservazione limitati. L'obiettivo è evitare abusi e garantire che le informazioni siano utilizzate esclusivamente per le finalità previste dalla legge.
L'entrata in vigore della norma rappresenta un momento cruciale per il dibattito sull'uso dell'intelligenza artificiale nel settore della sicurezza. Da un lato, le forze dell'ordine potranno avvalersi di strumenti più efficaci per contrastare criminalità e terrorismo; dall'altro, restano aperte le preoccupazioni legate a possibili errori di riconoscimento, discriminazioni algoritmiche e violazioni della privacy. Nei prossimi mesi, sarà fondamentale monitorare l'applicazione concreta del decreto e verificare che i controlli previsti siano effettivamente in grado di prevenire derive autoritarie, mantenendo un equilibrio tra innovazione tecnologica e rispetto dei diritti civili.