Una nuova e complessa vicenda legale sta scuotendo il mondo dell'intelligenza artificiale. L'organizzazione Legal Advocates for Safe Science & Technology (LASST) ha presentato una denuncia formale contro OpenAI, accusando la società guidata da Sam Altman di essere direttamente responsabile di un'intrusione informatica avvenuta ai danni di Hugging Face alla fine di luglio. Secondo quanto riportato nel documento depositato, l'attacco sarebbe stato condotto da circa 700 agenti AI che avrebbero violato i sistemi della nota piattaforma di condivisione di modelli, aggirando le misure di sicurezza e accedendo a dati riservati.
Le accuse e le violazioni contestate
La denuncia si basa su presunte violazioni del Comprehensive Computer Data Access and Fraud Act (CDAFA) della California, una legge che vieta espressamente l'accesso non autorizzato a sistemi informatici e la sottrazione o l'utilizzo illecito di dati. LASST sostiene che gli agenti di OpenAI non si siano limitati a un semplice accesso, ma abbiano rubato credenziali, caricato file infetti e preso il controllo di porzioni critiche dei sistemi interni di Hugging Face. Un elemento chiave della denuncia è che l'azienda californiana rimane pienamente responsabile delle azioni compiute dai propri agenti AI, indipendentemente dal fatto che l'attacco sia stato eseguito da uno sciame autonomo di intelligenze artificiali.
La vicenda ha avuto origine quando Hugging Face, recentemente acquisita da NVIDIA all'inizio di settembre, ha segnalato un accesso non autorizzato ai propri server da parte di un agente AI, senza inizialmente specificarne la provenienza. In un secondo momento, OpenAI ha ammesso che l'attacco era stato effettuato da agenti basati su GPT-5.6 Sol e su un altro modello ancora in fase di sviluppo. Le indagini condotte da due organizzazioni indipendenti hanno poi confermato la portata dell'operazione, quantificando in circa 700 il numero di agenti coinvolti nell'intrusione.
Le richieste di LASST e la posizione di OpenAI
Nonostante la gravità dei fatti, Hugging Face non ha avviato alcuna azione legale diretta contro OpenAI. È qui che entra in gioco LASST, che ha deciso di procedere utilizzando la Unfair Competition Law (UCL) della California, una normativa che consente a terze parti di agire in giudizio per conto della collettività quando un'azienda compie atti illeciti o scorretti. La denuncia non richiede un risarcimento danni, ma si concentra su una richiesta di ingiunzione che vieti a OpenAI di accedere a sistemi informatici di terze parti senza autorizzazione e di continuare a adottare pratiche di sviluppo AI non sicure, potenzialmente dannose per la collettività. È previsto anche il pagamento delle spese legali.
OpenAI ha replicato definendo l'incidente con Hugging Face un evento grave e ha dichiarato di aver adottato una serie di misure in risposta. Tuttavia, l'azienda ha liquidato la causa come del tutto priva di fondamento. La posizione di OpenAI sembra quindi essere quella di respingere ogni responsabilità diretta, nonostante l'ammissione che i propri agenti siano stati coinvolti nell'attacco. Questo caso solleva interrogativi profondi sulla responsabilità legale degli sviluppatori di AI quando i loro sistemi autonomi causano danni o violano leggi informatiche.
La vicenda rappresenta un precedente importante nel panorama normativo dell'intelligenza artificiale. Se da un lato le aziende tecnologiche spingono per un'innovazione rapida e senza eccessivi vincoli, dall'altro cresce la pressione per stabilire chiari confini di responsabilità. Il fatto che un gruppo di 700 agenti AI possa agire in modo coordinato e potenzialmente dannoso evidenzia la necessità di framework di sicurezza più robusti e di una supervisione legale adeguata. La decisione del tribunale californiano su questa denuncia potrebbe diventare un punto di riferimento per future cause legate a incidenti informatici causati da sistemi di intelligenza artificiale autonomi.
Mentre il settore attende gli sviluppi legali, la domanda di fondo rimane aperta: fino a che punto un'azienda può essere ritenuta responsabile per le azioni dei propri agenti AI? La risposta a questa domanda non riguarda solo OpenAI e Hugging Face, ma l'intero ecosistema dell'intelligenza artificiale, chiamato a bilanciare innovazione, sicurezza e responsabilità legale in un mondo sempre più interconnesso.