Con le elezioni di midterm di novembre all'orizzonte, i Democratici statunitensi stanno trovando un nuovo terreno di consenso: la regolamentazione dell'intelligenza artificiale. I sondaggi indicano che il partito potrebbe riconquistare almeno una delle due camere del Congresso, riportando nelle proprie mani la guida delle commissioni parlamentari. Se ciò accadesse, si aprirebbe una stagione di inedito scrutinio per le aziende dell'IA, con la possibilità di convocare i CEO in audizione e richiedere documenti interni sui meccanismi delle loro tecnologie.
Un tema già in campagna elettorale
L'IA è già protagonista degli spot elettorali, alimentata dalle proteste locali contro la costruzione dei data center, che hanno riempito le assemblee pubbliche in tutto il Paese. Mentre il presidente Donald Trump ha respinto gran parte delle regolamentazioni in favore di un approccio accelerazionista, i sondaggi mostrano che gli americani sono preoccupati per l'impatto dell'IA su lavoro, istruzione e vita quotidiana. Il deputato democratico e stratega Jesse Lehrich parla di un'occasione «pronta al cento per cento», ma avverte che resta da vedere se i Democratici sapranno coglierla.
Secondo Rob Flaherty, ex vice direttore della campagna presidenziale di Kamala Harris, per anni i Democratici hanno evitato il tema, complice l'incomprensione della tecnologia e il timore dei finanziamenti dell'industria. Ora, con la crescente rilevanza dell'IA per gli elettori, il quadro cambia. Flaherty ha lanciato il super PAC Tomorrow Together con Karthik Ganapathy: la prima campagna da 4 milioni di dollari attacca i candidati repubblicani sui temi dell'IA, dalla sicurezza online dei minori ai data center, guardando già alle presidenziali del 2028.
Il vantaggio democratico e le sfide future
I Democratici sono in una posizione favorevole per capitalizzare il malcontento verso l'IA, poiché la linea anti-regolamentazione di Trump ha di fatto incastrato il suo partito. Lehrich definisce «un regalo politico enorme» la scelta del presidente di abbracciare pienamente l'industria. Un'agenda più ambiziosa potrebbe includere ricercatori indipendenti nei laboratori di frontiera, controlli di sicurezza preventivi e maggiore responsabilità legale per le aziende, oltre a meccanismi per far contribuire le big tech ai costi sociali della dislocazione lavorativa.
L'IA non è ancora il tema principale che spinge gli elettori alle urne, ma per Flaherty il punto è un altro: «L'IA non è tanto un tema quanto una storia», quella dei politici comprati dall'industria e dei cittadini chiamati a pagare il conto. Il rischio, avverte, è che i Democratici non osino abbastanza: «Gli elettori danno molta libertà ai politici di fare grandi mosse e ripensare davvero le cose». Se ci si limita a proposte minime come la riqualificazione professionale nei community college, si rischia di perdere la portata e l'ingegno che il momento richiede.