Le riserve di gas naturale in Europa sono ai minimi storici: non si registravano livelli così bassi negli ultimi 13 anni. Con l'inverno ormai alle porte, la preoccupazione cresce di pari passo con il protrarsi delle tensioni internazionali, in particolare le crisi in Ucraina e Iran. È quanto emerge dall'ultimo rapporto della International Energy Agency (IEA), che fotografa un mercato energetico profondamente trasformato rispetto a un decennio fa.
Il nodo di Hormuz e il crollo del GNL
La chiusura dello stretto di Hormuz ha ridotto drasticamente i flussi di gas naturale liquefatto provenienti da Emirati Arabi e Qatar: si parla di un calo di circa 60 miliardi di metri cubi tra marzo e ottobre, con un conseguente e sensibile aumento dei prezzi. Nonostante lo scenario critico, le forniture restano per ora sotto controllo grazie a modalità di approvvigionamento sempre più flessibili. La chiave è la diffusione del trading spot e dei contratti a destinazione flessibile, che consentono alle navi metaniere di cambiare rotta e dirigersi verso il Paese che in quel momento ha maggiore necessità di gas.
Un mercato globale interconnesso
Queste dinamiche hanno trasformato i mercati regionali in un unico grande mercato globale interconnesso, capace di gestire con maggiore efficacia le interruzioni di approvvigionamento. In pratica, se un grande fornitore azzera o riduce drasticamente i flussi — come nel caso della crisi mediorientale — è possibile attingere al mercato spot in altre aree del mondo in tempi estremamente rapidi. La flessibilità logistica e contrattuale diventa così l'arma in più per tamponare le falle di un sistema energetico sempre più esposto a shock geopolitici, mentre l'inverno incombe e le scorte restano ai minimi.