La battaglia legale sull'apertura dell'ecosistema iPhone non si ferma più ai confini europei. Il tribunale federale australiano ha stabilito che Apple dovrà consentire, sugli iPhone associati a un account australiano, l'accesso a marketplace alternativi, l'installazione di applicazioni direttamente dal web e l'uso di sistemi di pagamento esterni all'App Store. Una decisione che ricalca da vicino quanto imposto dal Digital Markets Act in Europa e che segna un nuovo fronte normativo per la società di Cupertino.
Cosa cambia (e da quando)
La sentenza fissa una scadenza precisa: le nuove regole dovranno essere operative entro il 1° marzo 2027. Tradotto in pratica, gli utenti australiani potranno scaricare app da negozi di terze parti, installare software al di fuori dell'App Store e completare acquisti in-app tramite circuiti di pagamento concorrenti. Si tratta di un cambiamento epocale per un'azienda che ha sempre difeso il modello chiuso come garanzia di sicurezza e qualità.
Apple non ci sta: ricorso annunciato
La risposta di Apple non si è fatta attendere: l'azienda ha confermato che farà appello contro la decisione, ribadendo che i controlli di sicurezza resteranno in vigore. In altre parole, Cupertino intende tutelare il proprio approccio alla privacy e alla protezione degli utenti, sostenendo che un'apertura forzata possa esporre i consumatori a rischi maggiori. Il ricorso potrebbe rallentare l'attuazione delle misure, ma difficilmente invertire la rotta normativa globale.
La sentenza australiana rappresenta l'ennesimo segnale di come i regolatori di tutto il mondo stiano convergendo verso un modello più aperto per gli ecosistemi mobili. Se l'appello non dovesse bloccare l'esecuzione, Apple sarà costretta a ridisegnare profondamente l'esperienza iPhone in un mercato chiave come quello australiano, con possibili ripercussioni anche sulle strategie future in altre regioni. La partita è appena iniziata.