La NASA ha svelato nuovi dettagli sulle prossime missioni Artemis durante una conferenza stampa. Dopo Artemis III, che diventa una missione di test per la procedura di aggancio tra la navicella Orion e i lander di Blue Origin e SpaceX, il vero ritorno degli astronauti sulla Luna è fissato con Artemis IV nel 2028. Il lander che porterà l'equipaggio sulla superficie non è però ancora stato scelto: entrambe le aziende restano in corsa.
Starship HLS: la strada più complessa
La missione con il lander di SpaceX è la più rischiosa. Prima dell'allunaggio, l'azienda dovrà mettere in orbita terrestre bassa uno Starship Depot, rifornito da più Starship Tanker con metano e ossigeno liquidi. Il numero di lanci necessari è incerto: secondo un dirigente NASA almeno 22, mentre Elon Musk sostiene che basteranno 6-8 lanci. Il rifornimento avverrà poi in orbita terrestre alta, con separazione in orbita lunare bassa.
Con lo Starship HLS, due astronauti scenderanno sulla Luna mentre Orion continuerà a orbitare. Dopo alcuni giorni di permanenza, l'equipaggio tornerà a bordo e il lander spingerà la capsula verso la Terra. Un profilo operativo articolato che richiede una catena logistica senza precedenti per la NASA.
Blue Moon MK2: quattro lanci, nessun rifornimento
L'alternativa di Blue Origin, il Blue Moon MK2 (Alpha Lander), evita i rifornimenti orbitali ma richiede quattro lanci con il razzo New Glenn. I primi tre porteranno in orbita altrettanti stadi di trasferimento, poi arriverà il lander che si aggancerà agli stadi in orbita terrestre bassa. Questi ultimi spingeranno il veicolo verso la Luna e si staccheranno a propellente esaurito, come in un razzo multistadio.
Nel frattempo il razzo SLS, con il possibile stadio superiore Centaur V di ULA, porterà Orion nell'orbita polare ellittica lunare per l'aggancio con Blue Moon MK2. Due astronauti resteranno sulla superficie per circa due ore, raccogliendo campioni e testando la tuta AxEMU-S1 di Axiom Space. La scelta finale tra i due lander definirà il volto del ritorno lunare.