Il SàFF – Social Action Film Festival di Napoli non è il solito festival con red carpet e star. Fino al 10 ottobre, al Complesso Monumentale di Donnaregina, nel cuore del centro storico, va in scena la terza edizione con oltre 60 eventi gratuiti divisi in quattro sezioni: Cinema, Masterclass, Meeting ed Eventi. Il claim è chiaro: "Il cinema è comunità". E quest'anno diventa un metodo di lavoro concreto.
Dal Rione Sanità al centro storico
Il progetto nasce da un'esperienza personale. "Eravamo beneficiari di un percorso su musica e nuove tecnologie nel Rione Sanità", racconta il direttore Andrea De Rosa. "In dodici anni il gruppo è cresciuto fino a diventare un'azienda di produzione audiovisiva, e a un certo punto abbiamo deciso di restituire l'occasione che era stata data a noi". Da qui un percorso di formazione e inserimento lavorativo nell'audiovisivo, costruito con fondazioni private e l'Università Federico II. Quest'anno hanno partecipato anche Prime Video, Sky, Netflix e HBO Max con sessioni dedicate.
Ogni tre anni il progetto intercetta 100 NEET – giovani che non studiano, non lavorano e non seguono corsi di formazione. Il tasso di inserimento nel mondo del lavoro dopo il percorso è di circa il 70%, mentre il restante 30% riprende gli studi. Il festival stesso è in gran parte nelle loro mani: i ragazzi coinvolti non sono volontari, ma persone formate dal percorso ideato da Apogeo ETS. È il cosiddetto "metodo Sanità": mettere allo stesso tavolo Terzo Settore, industria audiovisiva, istituzioni, università e imprese, per generare valore dalle risorse già presenti sul territorio.
La tecnologia come chiave democratica
Il ruolo della tecnologia è stato decisivo. "Il crollo dei costi di ripresa, montaggio e post-produzione è stato un elemento centrale, quasi un cardine", spiega De Rosa. "Se un progetto di formazione come il nostro fosse stato fatto con la pellicola, sarebbe stato irrealizzabile. Oggi il digitale è una chiave democratica per trasferire competenze anche alle fasce sociali più a rischio". Camere che girano in qualità cinematografica, software professionali alla portata di un portatile, distribuzione via piattaforma: la filiera dell'audiovisivo si è aperta, e in un quartiere come la Sanità questo significa anche un mestiere.
Il riscatto riguarda anche i luoghi: Donnaregina è stato chiuso a lungo e oggi riapre grazie alla Fondazione Napoli C'entro e al MUDD, con il sostegno della Fondazione di Comunità San Gennaro. "Non è il festival che ha lasciato la Sanità, è la Sanità che si è allargata al centro storico", riassumono gli organizzatori. Lo sponsor tecnico è Hisense, che fornisce TV e laser TV per le proiezioni dei corti in concorso. "Per noi non è un'operazione di CSR, ma una collaborazione attiva", spiega Gianluca Di Pietro, CEO di Hisense Italia. "Qui la tecnologia è la prova provata di un motore di rinnovamento e rigenerazione del territorio".