Un gruppo internazionale di ricerca guidato da Timothy Cunningham dell'Università di Warwick ha fatto una scoperta sorprendente: nei filamenti di Pa 30, il probabile resto della supernova osservata nel 1181, sono state individuate vere e proprie catene di piccoli nodi gassosi. Un dettaglio che potrebbe riscrivere parte di ciò che sappiamo sull'evoluzione di questi spettacolari eventi cosmici.
Un puzzle cosmico da risolvere
La supernova del 1181, nota come SN 1181, fu osservata per la prima volta da astronomi cinesi e giapponesi nel Medioevo. Oggi, il suo resto — appunto Pa 30 — si presenta come una nebulosa filamentosa con una stella centrale particolare, una nana bianca che si ritiene essere il prodotto di una collisione tra due stelle. I nuovi nodi gassosi, disposti in sequenze ordinate lungo i filamenti, suggeriscono che i processi di espansione e raffreddamento del materiale stellare siano molto più complessi di quanto ipotizzato.
Come si formano questi nodi?
Secondo i ricercatori, i nodi potrebbero essere il risultato di instabilità termiche nel gas in espansione: quando il materiale ejectato dalla supernova si raffredda, alcune regioni diventano più dense e si frammentano in piccoli grumi. Un meccanismo simile a quello che si osserva nelle nebulose planetarie, ma qui amplificato dalla potenza dell'esplosione. Lo studio, pubblicato su Monthly Notices of the Royal Astronomical Society, si basa su osservazioni spettroscopiche ad alta risoluzione che hanno permesso di mappare la distribuzione e la velocità di questi nodi.
La scoperta non solo aiuta a capire la storia della supernova del 1181, ma offre anche un laboratorio naturale per studiare i processi di mixing e raffreddamento nei resti di supernova. I prossimi passi prevedono osservazioni più dettagliate per determinare la composizione chimica dei nodi e verificare i modelli di formazione. Una finestra preziosa sull'evoluzione delle stelle e sulla chimica dell'universo.