Un'ondata di cyberattacchi ha preso di mira i sistemi di refrigerazione di numerosi supermercati in Europa, causando un improvviso e pericoloso innalzamento delle temperature all'interno dei banchi frigo, con picchi che hanno raggiunto i 50 °C. L'effetto è stato devastante: interi stock di prodotti alimentari deperibili sono andati perduti, costringendo i punti vendita a gettare grandi quantità di merce. Le catene colpite sono diverse e sparse in vari Paesi europei, a poche settimane di distanza da episodi simili verificatisi in Francia.
Un attacco mirato ai sistemi IoT
Secondo le prime ricostruzioni, gli hacker avrebbero sfruttato vulnerabilità nei sistemi di controllo remoto degli impianti frigoriferi, spesso connessi a Internet per consentire la gestione centralizzata delle temperature. Una volta ottenuto l'accesso, hanno manipolato i termostati, portando i freezer a temperature ben oltre i limiti di sicurezza. Le conseguenze non sono solo economiche, ma anche sanitarie: il cibo esposto a temperature così elevate diventa immediatamente inutilizzabile e rappresenta un rischio per la salute pubblica.
Le autorità indagano, ma la preoccupazione cresce
Le autorità nazionali e l'ENISA, l'agenzia europea per la cybersicurezza, sono state allertate e stanno collaborando per identificare l'origine degli attacchi. Al momento non è stata rivendicata alcuna responsabilità, ma gli esperti non escludono che si tratti di azioni di gruppi cybercriminali o di attori statali con obiettivi di sabotaggio. Le catene di supermercati stanno potenziando le misure di sicurezza, ma la paura di nuovi attacchi resta alta. Questo episodio mette in luce la fragilità delle infrastrutture critiche e l'urgenza di proteggere anche i sistemi apparentemente secondari, come la refrigerazione, da cui dipende la sicurezza alimentare.