La crisi delle memorie non accenna a placarsi e ora a pagarne le conseguenze sono anche i consumatori. Samsung ha deciso di aumentare i prezzi dei Galaxy S26, con rincari che arrivano fino a 100 euro rispetto ai listini precedenti. Una decisione che segue di pochi giorni la pubblicazione della trimestrale record di Micron, uno dei principali produttori mondiali di memorie, che ha confermato come il mercato della RAM sia ancora lontano da una normalizzazione.
Il modello base del Galaxy S26, che fino a poco tempo fa era in vendita a 1.029 euro, ora costa 1.129 euro. L'aumento di 100 euro riguarda praticamente tutta la gamma, con una sola eccezione: la versione Ultra da 16 GB di RAM e 1 TB di storage, che sale di ben 200 euro. In questo caso, infatti, l'incremento non è legato solo allo storage, ma anche ai 4 GB di RAM aggiuntivi rispetto alle configurazioni inferiori. La variazione dei prezzi è valida in Italia come nel resto del mondo.
Una crisi che colpisce produttori e consumatori
La situazione delle memorie è paradossale: da un lato c'è chi produce server per l'intelligenza artificiale, disposto a comprare RAM a qualsiasi prezzo pur di soddisfare la domanda dei datacenter; dall'altro ci sono i produttori di beni di consumo, come Apple, Samsung e Sony, che devono fare i conti con consumatori attenti al bilancio familiare. Sony, ad esempio, ha praticamente fermato la produzione della PS5 Pro perché rischiava di venderla in perdita. Samsung, dal canto suo, ha cercato di resistere il più possibile prima di ritoccare i listini.
La cosa curiosa è che Samsung è essa stessa uno dei tre maggiori produttori di memorie al mondo. Tuttavia, la divisione che si occupa degli smartphone acquista le memorie a prezzi di mercato, e il mercato è quello descritto: in forte tensione. Il gruppo coreano ha chiuso l'ultimo trimestre con ricavi record di 171,5 migliaia di miliardi di won e un utile operativo di 89,5 migliaia di miliardi, ma la divisione mobile e reti ha registrato una perdita operativa di 700 miliardi di won, nonostante le buone vendite dei Galaxy S26 e della serie A.
Le conseguenze per il mercato e i consumatori
Ritoccare i listini di prodotti già in commercio da mesi è un'operazione che nessuna azienda fa volentieri, ma per Samsung tenere fermi i prezzi non era più sostenibile. L'azienda è spesso costretta a ricorrere a sconti, anche su prodotti appena lanciati, per mantenere alta la quota di mercato e per mettere nelle mani dei consumatori il maggior numero possibile di dispositivi. La strategia di Samsung è chiara: preferisce vedere 1.000 persone in più con un Fold 8 tra le mani piuttosto che venderne 500 al prezzo di listino, anche a costo di sacrificare parte dei margini.
Sulla questione memorie c'è chi parla di speculazione. I margini lordi dell'87% registrati da Micron nella trimestrale di ieri sono fuori scala per qualsiasi industria manifatturiera e dimostrano che i produttori stanno incassando molto più dei loro costi. Ma il problema è più complesso: per anni questi produttori sono stati strozzati dalle aziende che chiedevano memorie a prezzi stracciati, approfittando di un surplus produttivo. Ora la situazione si è invertita e tutti sono disposti a pagare qualsiasi cifra pur di avere la RAM necessaria.
Le previsioni di Micron per il prossimo trimestre parlano chiaro: tutta la RAM prodotta è già venduta, a un prezzo ancora più alto di quello attuale. Questo significa che gli aumenti non sono finiti e che i consumatori dovranno prepararsi a ulteriori rincari nei prossimi mesi. La crisi delle memorie, innescata dalla domanda insaziabile dell'intelligenza artificiale, rischia di avere ripercussioni durature sul mercato dei dispositivi di consumo, con prezzi destinati a salire ancora e una crescente difficoltà per le aziende di mantenere i listini accessibili.