TSMC non ha intenzione di fermarsi. Dopo aver destinato ben 265 miliardi di dollari alla costruzione di impianti in Arizona, il colosso taiwanese dei semiconduttori starebbe valutando un nuovo maxi-investimento in Texas. La notizia, riportata da diverse fonti di settore, non ha ancora ricevuto conferme ufficiali: l'azienda preferisce mantenere il riserbo e non commentare i piani futuri.
L'indiscrezione arriva in un momento particolarmente delicato per l'industria dei chip. Da mesi, l'amministrazione statunitense spinge affinché la produzione di semiconduttori avanzati avvenga sul suolo nazionale, riducendo la dipendenza da Taiwan e da altre aree geografiche considerate a rischio geopolitico. In questo contesto, un'eventuale espansione in Texas rappresenterebbe un ulteriore tassello della strategia di TSMC per radicarsi negli Stati Uniti.
Un piano da miliardi di dollari
Secondo le informazioni circolate, il nuovo sito produttivo texano potrebbe richiedere un esborso plurimiliardario, simile per portata a quanto già stanziato per l'Arizona. Non si tratterebbe di un semplice ampliamento, ma di un progetto autonomo che potrebbe includere più fabbriche e attrarre un indotto significativo. Le tempistiche e l'ubicazione esatta non sono ancora note, ma voci di corridoio indicano che le trattative con le autorità locali sarebbero in fase embrionale.
Va sottolineato che i piani non sono definitivi e che TSMC potrebbe decidere di rivedere o posticipare l'investimento in base a una serie di fattori, tra cui incentivi fiscali, disponibilità di manodopera specializzata e andamento della domanda globale di chip. L'azienda ha ripetutamente affermato di voler espandere la propria presenza internazionale, ma con cautela, valutando ogni passo in funzione delle condizioni di mercato.
Il contesto geopolitico ed economico
L'espansione di TSMC negli Stati Uniti si inserisce nel quadro dell'accordo commerciale tra Washington e Taipei, che prevede una cooperazione più stretta nel settore dei semiconduttori. Le pressioni dell'amministrazione americana per la produzione domestica sono diventate sempre più intense, soprattutto dopo le interruzioni delle catene di approvvigionamento causate dalla pandemia e dalle tensioni con la Cina.
Il Texas, in particolare, sta emergendo come un polo tecnologico di primo piano: già ospita importanti aziende del calibro di Samsung e Texas Instruments, e offre incentivi fiscali allettanti per i produttori di chip. Se TSMC dovesse confermare l'investimento, il Texas consoliderebbe ulteriormente la sua posizione di hub americano per i semiconduttori, con ricadute positive sull'occupazione e sull'economia locale.
Resta da vedere se il progetto si concretizzerà e con quali modalità. Di certo, la partita dei chip si gioca ormai su scala globale, e TSMC intende restare protagonista assoluta, diversificando la produzione e riducendo i rischi legati a una concentrazione eccessiva in una singola regione. I prossimi mesi saranno decisivi per capire se il Texas diventerà la nuova frontiera del gigante taiwanese.