Negli ultimi mesi, l'intelligenza artificiale si è dimostrata un'arma a doppio taglio nel campo della sicurezza informatica. Se da un lato aiuta i ricercatori a individuare vulnerabilità, dall'altro fornisce ai cosiddetti hacker Black Hat strumenti estremamente potenti per moltiplicare i loro attacchi. Un caso emblematico è stato recentemente scoperto da Snorre Fagerland, ricercatore principale presso la società di sicurezza NorForge.
L'attacco automatizzato
Un hacker di lingua cinese ha utilizzato agenti AI basati sulla piattaforma open source Carin per violare i siti web di oltre 100 aziende, tra cui colossi come John Deere e SharkNinja. Con un semplice prompt lungo meno di 100 caratteri cinesi, l'attaccante è riuscito a compromettere 1.200 siti in una sola settimana, dall'11 al 18 ottobre. Gli agenti AI, una volta avviati, hanno operato in modo autonomo, conducendo attività di ricognizione e ricerca delle vulnerabilità senza bisogno di supervisione costante.
Tecniche sofisticate
Ciò che ha destato particolare preoccupazione è la sofisticatezza delle tecniche impiegate. In un caso, gli agenti hanno analizzato registri digitali ufficiali per individuare infrastrutture collegate a un obiettivo, hanno trovato un pannello di controllo accessibile da remoto, identificato una falla e sfruttato il problema per eseguire codice non autorizzato. Un livello di analisi che richiede capacità ben superiori a quelle di un software autonomo tradizionale, segnalando un salto di qualità nell'uso malevolo dell'IA.