Nei reparti tecnici di Anthropic qualcosa è cambiato. Secondo i dati diffusi dall'azienda, la quota di profili junior tra le nuove assunzioni è precipitata dal 27% al 9% dall'inizio del 2025, mentre la percentuale di junior già in organico è scesa dal 21% al 14%. Numeri che raccontano una svolta netta nelle politiche di reclutamento dell'azienda fondata da Dario Amodei, da sempre attenta alla sicurezza dell'IA ma ora anche alla composizione dei propri team.
Meno spazio ai neolaureati
Il calo non è un caso isolato: riflette una tendenza più ampia nel settore tech, dove le aziende preferiscono assumere figure già formate capaci di gestire sistemi complessi senza lunghi periodi di affiancamento. In Anthropic, però, il fenomeno assume un peso particolare perché l'azienda è tra le più avanzate nello sviluppo di modelli linguistici di frontiera, un campo in cui l'esperienza pratica conta più che mai. I junior costano meno, ma richiedono tempo e mentor per crescere: tempo che, in una fase di forte competizione, diventa un lusso.
Chi formerà i senior di domani?
La domanda sorge spontanea: se le porte si chiudono ai giovani, chi saranno i senior di domani? La riduzione delle assunzioni junior rischia di creare un vuoto generazionale nel medio periodo, con una carenza di professionisti con esperienza da vendere. Alcune aziende stanno correndo ai ripari con programmi di formazione interna, ma Anthropic non ha ancora annunciato iniziative strutturate in tal senso. Il rischio è che la corsa all'IA finisca per privilegiare solo chi ha già le competenze, lasciando indietro una generazione di talenti da costruire.
La scelta di Anthropic non è isolata: altre big tech stanno riducendo le posizioni entry-level, complice l'automazione di molte attività un tempo affidate ai neolaureati. Ma se tutti tagliano i junior, il settore potrebbe trovarsi, tra cinque o dieci anni, senza una nuova leva di esperti. Una contraddizione che merita attenzione, soprattutto in un'industria che vive di innovazione e di idee fresche.