Nel mondo del collezionismo videoludico si sente sempre più spesso parlare di copie gradate. Il termine indica un procedimento con cui una società specializzata valuta e certifica le condizioni di un gioco, sigillandolo in una custodia protettiva con un punteggio numerico. La pratica è esplosa soprattutto quando sono riemersi vecchi titoli per Nintendo come Pokémon, Zelda o Super Mario ancora sigillati, capaci di raggiungere cifre da capogiro alle aste.
Come funziona la gradazione
Il processo è semplice solo in apparenza. Si spedisce la copia a una società di grading, che ne analizza scatola, manuale, sigillo e condizioni generali. Il punteggio va da 1 a 100, con scale come Wata o VGA che assegnano voti sempre più alti in base alla perfezione. Una volta valutata, la copia viene chiusa in una custodia rigida trasparente, che la rende visibile ma non più giocabile. Il costo del servizio può variare da 30 a oltre 100 euro, senza contare le spese di spedizione e l'assicurazione.
Ne vale la pena?
La risposta dipende dall'obiettivo. Se si possiede un gioco raro e in condizioni impeccabili, la gradazione può aumentarne il valore di mercato e facilitarne la vendita, offrendo una certificazione riconosciuta. Tuttavia, per la maggior parte dei giocatori e dei collezionisti, il gioco è fatto per essere aperto e giocato: rinchiuderlo in una scatola di plastica significa togliergli la sua funzione principale. Inoltre, le mode del mercato sono volatili e una copia gradata non è automaticamente un investimento sicuro. Prima di procedere, conviene informarsi sui prezzi reali, sulle spese e sulla propria passione: se l'obiettivo è giocare, probabilmente è meglio lasciar perdere.