Google avrebbe avviato un programma pilota per pagare gli editori che contribuiscono alle proprie funzioni di ricerca basate sull'intelligenza artificiale. Secondo quanto riportato da The Information, i partecipanti sarebbero circa un centinaio. Non si tratta di una fila fuori dal cancello, ma nemmeno di una cena tra amici: l'iniziativa segna un cambio di rotta significativo nel rapporto tra il gigante di Mountain View e il mondo dell'editoria.
La notizia era stata anticipata da Digiday. Il progetto, a quanto pare, è partito da meno di un anno, quindi è ancora un esperimento e non una politica ufficiale. Il tempismo, però, non sembra casuale: Google è finita sotto una pressione crescente per quello che le sue novità AI stanno facendo al traffico del web. Il meccanismo, per quanto se ne sa, è questo: Google paga i partecipanti in base a quanto i loro contenuti hanno pesato in tre posti precisi, ovvero AI Overview, AI Mode nella Ricerca e il chatbot Gemini. Più il lavoro di un editore finisce nel frullatore delle risposte automatiche, più il rubinetto si apre.
Un milione di dollari per un editore
Secondo quanto riportato da The Information, un editore entrato nel programma fin dall'inizio avrebbe incassato oltre un milione di dollari in un anno. Un altro, arrivato solo qualche mese fa, sarebbe sui 50-60mila dollari. Il divario è enorme. Bisognerebbe capire quanto dipenda dal peso del sito, quanto dal momento d'ingresso e quanto da formule che nessuno, fuori da Mountain View, ha visto. Quel che è certo è che le cifre fanno riflettere, soprattutto se rapportate alla platea ristretta dei partecipanti.
Sarebbe romantico pensare a un colpo di grazia improvviso, a Google che si sveglia una mattina con la voglia di essere gentile. La realtà è ben diversa. Le novità AI della Ricerca hanno attirato critiche e cause legali da parte degli editori, e anche i regolatori di mezzo mondo hanno cominciato a guardare storto. A giugno il Regno Unito ha stabilito che Google deve permettere ai publisher di rifiutare la presenza dei propri contenuti nelle funzioni di ricerca AI. L'Unione europea, dal canto suo, ha aperto un'indagine sull'impatto sul traffico web e ha ordinato di recente a Google di cambiare alcune cose nel suo motore di ricerca.
Il programma pilota potrebbe essere un vero tentativo di ricucire il rapporto incrinato con chi produce le notizie. Potrebbe anche essere un modo elegante di presentarsi alla prossima udienza con qualcosa in tasca. Di certo c'è che l'industria editoriale guarda con attenzione a ogni mossa del colosso californiano, consapevole che il futuro del giornalismo digitale passa anche da queste sperimentazioni. La partita è aperta e le prossime settimane saranno decisive per capire se si tratta di una vera inversione di tendenza o di una semplice operazione di facciata.