Il mercato italiano degli autobus cambia pelle. Nei primi nove mesi del 2026 le immatricolazioni di mezzi elettrici, ibridi e a idrogeno hanno raggiunto complessivamente circa il 43% del totale, superando di poco il diesel, che si ferma al 42,5%. Un sorpasso simbolico ma dal peso specifico enorme, perché certifica il cambio di rotta del trasporto pubblico locale verso la mobilità a zero o bassissime emissioni.
Un sorpasso atteso da tempo
Il dato, riferito al confronto gennaio-settembre 2026, segna il momento in cui le alimentazioni alternative smettono di essere una nicchia per diventare la scelta prevalente. A trainare la crescita sono soprattutto gli autobus elettrici a batteria, favoriti dagli investimenti del Pnrr e dai bandi per il rinnovo delle flotte urbane, mentre gli ibridi coprono la fascia di transizione e l'idrogeno muove i primi passi nei progetti pilota. Il diesel, pur restando la singola voce più diffusa, perde la maggioranza relativa che deteneva da decenni.
Cosa cambia per città e passeggeri
L'impatto pratico è tangibile: più mezzi silenziosi e senza scarichi nelle aree urbane, con benefici diretti sulla qualità dell'aria e sul comfort di viaggio. Per le aziende di trasporto la sfida si sposta ora sulle infrastrutture di ricarica e sulla manutenzione delle nuove flotte, oltre che sulla formazione del personale. Il sorpasso del 2026 non è un punto d'arrivo, ma il segnale che la transizione del trasporto pubblico italiano ha superato il giro di boa: la partita si gioca adesso sulla capacità di mantenere questo ritmo e di estendere i mezzi green anche alle tratte extraurbane.