Meta ha modificato i suoi termini commerciali rimuovendo un passaggio che, secondo gli esperti, le avrebbe consentito di utilizzare contenuti provenienti da siti di news per addestrare i suoi modelli di intelligenza artificiale. La clausola incriminata recitava che Meta poteva usare qualsiasi contenuto da domini, pagine web o URL per fornire, sviluppare, migliorare, ricercare, addestrare e mantenere l'integrità dei propri prodotti e servizi. La parola chiave era 'addestrare', che ha immediatamente acceso i riflettori sull'uso dei dati per l'AI.
Le critiche degli esperti e la rimozione
La rimozione è arrivata dopo le proteste del mondo dell'editoria e le analisi di esperti come Nieman Lab e James Grimmelmann, docente di diritto dell'informazione alla Cornell University. Secondo loro, Meta stava cercando di ritagliarsi il diritto di usare gratuitamente i contenuti raccolti dai siti per alimentare i suoi prodotti AI, scavalcando le istruzioni di blocco contenute nel file robots.txt, il 'cartello' che i siti usano per tenere fuori i crawler. La prima reazione di Meta è stata di negare cambiamenti: il vicepresidente della comunicazione Andy Stone e il portavoce Daniel Roberts avevano dichiarato che nulla era mutato nell'uso dei web crawler.
La posizione di Meta
Dopo l'aggiornamento, Roberts ha spiegato a The Verge che Meta ha ascoltato le critiche e che i termini sul crawling, unificati di recente, valevano solo per i prodotti pubblicitari e aziendali. Ora la precisazione è stata inserita direttamente nel testo delle condizioni. Secondo l'azienda, i proprietari dei contenuti possono continuare a usare il file robots.txt per indicare le proprie preferenze e gli aggiornamenti non concedono a Meta nuovi diritti per scavalcarle. Roberts è stato netto: non si tratta di fare scraping dei siti di news.
Resta però una domanda: se la clausola non cambiava nulla, perché tanta fretta di farla sparire? La vicenda evidenzia la crescente tensione tra le big tech e gli editori sull'uso dei contenuti per l'addestramento dell'AI, un tema destinato a rimanere centrale nel dibattito regolatorio.