La crisi globale delle memorie continua a farsi sentire e questa volta a pagarne le conseguenze è Raspberry Pi. L'azienda ha annunciato un nuovo aumento di prezzo di 80 dollari per la versione del Raspberry Pi 5 con 16 GB di RAM, che ora arriva a toccare quota 385 dollari. Un rincaro che pesa non poco su uno dei single-board computer più amati da maker e sviluppatori.
Un trend in salita per tutta la gamma
L'aumento non riguarda solo il modello di punta: anche i Compute Module 5 con la stessa quantità di memoria subiscono un ritocco verso l'alto, segno che la pressione sui costi delle memorie si ripercuote sull'intera offerta. Curiosamente, il Pi 500+ mantiene invece il prezzo invariato, forse grazie a una strategia commerciale mirata a non penalizzare il segmento desktop-entry.
La causa è da ricercarsi nella carenza di memorie DRAM che sta affliggendo il mercato globale, spinta dalla domanda crescente di data center e dispositivi per l'intelligenza artificiale. I produttori di moduli di memoria hanno alzato i prezzi e Raspberry Pi, come altri player del settore, è stata costretta a riflettere questi aumenti sul prodotto finale.
Cosa significa per maker e professionisti
Per chi utilizza il Raspberry Pi 5 come base per progetti di automazione, server domestici o prototipi IoT, 385 dollari iniziano a essere una cifra importante, che potrebbe spingere alcuni utenti a valutare alternative o a ripiegare su modelli con meno RAM. Resta da capire se si tratta di un picco temporaneo o di un nuovo standard di prezzo: molto dipenderà dall'evoluzione della crisi delle memorie nei prossimi mesi.