La sicurezza informatica sta vivendo una fase di trasformazione radicale spinta dall'intelligenza artificiale. Alex Stamos, chief security officer di Cognition e volto noto del settore, descrive la situazione attuale come un vero e proprio “medioevo della sicurezza”: un periodo di transizione caotico in cui aziende e governi faticano a stare al passo con minacce sempre più rapide e automatizzate. Ottobre, tradizionalmente mese della consapevolezza sulla sicurezza, si è trasformato in un incubo operativo per molti team, costretti a gestire ondate incessanti di violazioni.
Il kill chain si è invertito
Il cuore del problema è tecnico. Storicamente, gli attaccanti studiavano un software, trovavano una vulnerabilità e preparavano l'exploit con largo anticipo, per poi colpire uno o pochi bersagli. Con l'AI questo schema si è ribaltato: strumenti come ARTEX, un tool open source di origine cinese disponibile su GitHub, individuano i bug e scrivono gli exploit in tempo reale. Alimentati da modelli come GLM-5.3, questi sistemi permettono di violare centinaia di organizzazioni in pochi giorni, come dimostrano i casi delle banche sudcoreane e delle circa 200 aziende colpite in una sola settimana.
Attacchi a catena e vittime illustri
Le violazioni non sono più eventi isolati ma catene di attacchi interconnessi. Un esempio emblematico è la breccia ai danni di Fireworks, fornitore di servizi AI, da cui sono state sottratte chiavi API poi usate per colpire Cursor. Da lì è stato distribuito un plugin malevolo che ha raggiunto 5.000 aziende, generando altrettante potenziali violazioni. A questo si aggiunge il maxi furto su Binance, definito il più grande della storia. Per i responsabili della sicurezza, il livello di allerta è rimasto costantemente al massimo per settimane.
Stamos non è un catastrofista di lungo periodo, ma è convinto che il settore debba attraversare questa fase critica prima di trovare nuovi equilibri. La combinazione tra attori statali come Russia e Corea del Nord, criminali con forti incentivi economici e strumenti accessibili a chiunque crea un ecosistema molto più vasto e difficile da contrastare rispetto agli anni '90, quando le competenze erano limitate a poche centinaia di persone. La differenza oggi è che il mondo intero dipende dall'infrastruttura digitale, e ogni falla può avere conseguenze sistemiche.