Era l'autunno del 2001 quando Rockstar Games pubblicava Grand Theft Auto III, un titolo che avrebbe cambiato per sempre il modo di concepire i videogiochi. In un'epoca in cui l'industria si interrogava su come trasporre in tre dimensioni la libertà d'azione, Rockstar alzò la mano e propose un'idea destinata a fare scuola: un mondo aperto, vivo e interattivo, dove il giocatore poteva muoversi senza binari prestabiliti.
La rivoluzione dell'open world
GTA III non fu il primo gioco a offrire un ambiente esplorabile, ma fu il primo a farlo con un livello di dettaglio e libertà mai visto prima. La città di Liberty City era un labirinto di strade, veicoli e personaggi non giocanti che reagivano alle azioni del giocatore. La possibilità di scegliere come affrontare le missioni, di esplorare liberamente e di interagire con l'ambiente pose le basi per il genere open world moderno, influenzando innumerevoli titoli successivi.
A distanza di 25 anni, l'eredità di GTA III è ancora tangibile. La serie Grand Theft Auto è diventata un fenomeno culturale, con milioni di giocatori in tutto il mondo e un impatto economico senza precedenti. Rockstar ha poi perfezionato la formula con capitoli sempre più ambiziosi, ma è stato quel primo passo in tre dimensioni a segnare la svolta. Ancora oggi, quando si parla di libertà nei videogiochi, il pensiero corre a quel lontano autunno del 2001, quando tutto è iniziato.