Sam Altman finisce di nuovo al centro delle polemiche, questa volta per una frase sulla memoria DRAM che ha fatto il giro del web. Il CEO di OpenAI aveva dichiarato che lasciare la RAM ferma nei PC degli utenti è uno spreco enorme, visto che sarebbe molto più utile nei data center dedicati all'intelligenza artificiale. Una posizione che ha immediatamente scatenato le critiche della community.
La mossa su X: da Sam a 'Ram' Altman
Per rispondere alle accuse, Altman ha cambiato il nome del proprio account X in 'Ram Altman', tentando di sdrammatizzare la vicenda. Il numero uno di OpenAI ha poi spiegato che le sue parole sarebbero state decontestualizzate e mal interpretate, sostenendo di volere in realtà «tonnellate di memoria» a disposizione degli utenti e definendo irritante l'estrapolazione della sua frase dal contesto originale.
La precisazione, però, non ha convinto del tutto. Nelle stesse ore, le midterm americane hanno ridimensionato le ambizioni dei colossi dell'AI sulla costruzione di nuove infrastrutture, aggiungendo ulteriore pressione politica al settore. Il tempismo della retromarcia ha alimentato i sospetti di chi vede nelle parole di Altman una strategia per giustificare la corsa ai data center.
Una crisi che pesa sui portafogli
Il vero nodo resta la crisi delle memorie innescata dalla domanda dell'intelligenza artificiale, che continuerà a farsi sentire sui prezzi per diversi anni. Le proteste contro la realizzazione di nuovi data center raccolgono sempre più adesioni, mentre i rischi legati all'AI assumono contorni inquietanti agli occhi dell'opinione pubblica.
Frainteso o no, Altman e gli altri protagonisti del settore devono fare i conti con un problema di immagine sempre più serio. La tecnologia che ha rivoluzionato il modo di lavorare e informarsi sembra aver perso parte del proprio appeal, e le parole del papà di ChatGPT rischiano di alimentare ulteriormente la diffidenza.