Helen Chiang, ex Chief Operating Officer di Xbox, ha rotto il silenzio sul suo improvviso addio a Microsoft con un lungo post su LinkedIn intitolato “Clarity is kindness”. Chiang non contesta di essere stata licenziata, ma respinge con fermezza le voci circolate nelle scorse settimane. Eurogamer aveva riportato che era stata “licenziata per violazione delle policy”, ma lei definisce questa ricostruzione “non accurata”.
Le smentite e il valore del suo operato
Chiang nega categoricamente le speculazioni infondate secondo cui avrebbe diffuso informazioni riservate o sarebbe passata a un concorrente. “Non si passano due decenni in un posto senza sviluppare una profonda lealtà verso le persone, i team e le aziende che hai contribuito a costruire”, scrive. “Xbox non è mai stato solo una tappa della mia carriera. Il mio obiettivo finale è sempre stato continuare a costruire qui”. Respinge anche qualsiasi coinvolgimento in “discriminazione, bullismo, molestie, insider trading, appropriazione indebita o altre attività fraudolente”. Diversi dipendenti Xbox l’hanno descritta come una figura di grande integrità e rispetto.
Il nodo della correttezza e le possibili azioni legali
La parte più significativa del post riguarda equità e responsabilità, con un chiaro riferimento a un trattamento iniquo: “Credo nell’equità, nella responsabilità e nel tenere noi stessi agli standard che ci aspettiamo dagli altri. Questi standard hanno valore solo quando vengono applicati in modo coerente. Ho serie preoccupazioni su come sono stati applicati nel mio caso, e credo che meritino di essere prese sul serio”. Chiang aggiunge: “Non è mai stato questo il finale che immaginavo. E non è tutta la storia”.
La dirigente non ha ancora chiarito se intraprenderà azioni legali contro Microsoft, e l’azienda non ha risposto alla richiesta di commento. La vicenda getta un’ombra sui processi interni di Xbox in un momento delicato per la divisione gaming, tra ristrutturazioni e cambi al vertice. Le parole di Chiang suggeriscono che la sua uscita potrebbe non essere stata gestita secondo i criteri annunciati, alimentando dubbi sulla trasparenza delle decisioni dirigenziali.