Circa 23.000 anni fa il clima del pianeta subì un brusco sconvolgimento e, in quel momento cruciale, qualcuno era già sul posto. È quanto emerge da una ricerca condotta dall'Università dell'Arizona, dall'USGS e da altri istituti, che ha ricostruito l'ambiente attraversato dagli esseri umani a White Sands, nel New Mexico, durante il culmine dell'ultima glaciazione.
Un paesaggio in trasformazione
Gli studiosi hanno analizzato i sedimenti e le tracce fossili del sito per capire come il territorio cambiasse sotto la spinta di oscillazioni climatiche repentine. A White Sands, infatti, sono state rinvenute alcune delle impronte umane più antiche delle Americhe, impresse nel fango di un antico lago ormai prosciugato. Il nuovo studio ricostruisce le condizioni ambientali di allora: un paesaggio fatto di dune, specchi d'acqua effimeri e vegetazione in continua mutazione, dove le comunità umane si muovevano seguendo le risorse disponibili.
Perché è una scoperta importante
La ricerca aiuta a capire come i primi abitanti del continente americano abbiano reagito a cambiamenti climatici improvvisi, non dissimili per rapidità a quelli che osserviamo oggi. Le impronte di White Sands, insieme ai dati paleoclimatici, suggeriscono che gli esseri umani fossero presenti in quelle zone proprio mentre l'ambiente si trasformava radicalmente. Questo ridisegna le mappe della migrazione e dell'adattamento umano nelle Americhe, spostando indietro nel tempo la capacità delle popolazioni di fronteggiare eventi climatici estremi.
Lo studio, pubblicato su una rivista scientifica internazionale, offre dunque uno spaccato inedito di un passato remoto ma sorprendentemente attuale: la storia di un clima che cambia di colpo e di chi, già allora, era lì a viverlo.