Un attacco informatico senza precedenti ha colpito nella notte tra domenica e lunedì i sistemi di refrigerazione di diverse catene di supermercati in sette Paesi europei, Italia compresa. Secondo le prime ricostruzioni, i cybercriminali sono riusciti a manipolare da remoto i termostati di frigoriferi e congelatori, facendo salire le temperature fino a 50 gradi. Un sabotaggio che mette a rischio la catena del freddo e la sicurezza alimentare, con potenziali danni ingenti per la grande distribuzione.
Come è stato possibile
Il punto debole sarebbe la connettività: molti impianti di refrigerazione commerciale sono oggi gestiti tramite sistemi IoT accessibili da Internet per consentire il monitoraggio e la manutenzione a distanza. Se queste interfacce non sono adeguatamente protette — password deboli, firmware non aggiornati, assenza di autenticazione a più fattori — diventano una porta d'ingresso per gli attaccanti. È quanto sarebbe accaduto: i malintenzionati avrebbero sfruttato credenziali di default o vulnerabilità note per prendere il controllo dei dispositivi.
L'impatto e le contromisure
L'episodio riaccende i riflettori sulla sicurezza dell'Internet delle cose in ambito industriale e retail. Le autorità nazionali e l'ENISA sono state allertate e sono in corso indagini per identificare la matrice dell'attacco. Le catene coinvolte hanno dovuto gettare prodotti deperibili e ripristinare manualmente le temperature, mentre gli esperti raccomandano di isolare le reti OT, cambiare le password di fabbrica e applicare aggiornamenti tempestivi. La domanda resta aperta: perché i frigoriferi dei supermercati devono essere online? Una riflessione sempre più urgente per un settore che corre verso la digitalizzazione senza adeguate barriere di sicurezza.