La domanda che tutti si pongono – quando scoppierà la bolla dell'intelligenza artificiale? – rimane senza risposta. Nemmeno i grandi investitori hanno la sfera di cristallo, e chi dice il contrario mente. L'articolo originale scherza sul fatto che, se qualcuno lo sapesse davvero, farebbe un investimento miliardario a leva e poi si ritirerebbe su una spiaggia. Ma la realtà è più complessa: il mercato è diviso tra chi vede rischi imminenti e chi continua a pompare denaro nel settore.
I segnali di allarme dei big
Durante il Global Financial Leaders' Investment Summit 2026 a Hong Kong, il CEO di PIMCO, Emmanuel Roman, ha lanciato un avvertimento: ci sarà una flessione nel mercato AI e "poi le cose si romperanno". PIMCO non è un osservatore qualsiasi: è stata tra i finanziatori del primo chip-based financing di CoreWeave nel 2023 e ha guadagnato 2 miliardi di dollari in plusvalenze carta da 29 miliardi di obbligazioni Meta. Il fatto che il suo CEO suoni l'allarme è significativo, soprattutto dopo che la società ha venduto parte del suo debito AI. Anche Apollo Global Management esprime cautela: il presidente Jim Zelter prevede un uso molto maggiore di potenza di calcolo, ma resta incerto su prezzi ed economia.
Il mercato obbligazionario non si ferma
Nonostante gli avvertimenti, il flusso di denaro non si arresta. Meta ha attirato 58 miliardi di dollari in ordini per un'offerta obbligazionaria da 15-20 miliardi. Oracle ha annunciato la necessità di altri 20 miliardi in bond, mentre Alphabet vende 6 miliardi di euro in obbligazioni e Microsoft ha emesso 25 miliardi, la prima volta in un decennio. Secondo Roman, la costruzione dell'infrastruttura AI potrebbe richiedere 2 trilioni di dollari di finanziamenti nei prossimi cinque anni, contro un mercato obbligazionario statunitense da 12 trilioni. Il volume di interesse suggerisce che non siamo ancora al picco, ma i segnali di cautela si moltiplicano.
La situazione è fluida: da un lato, la domanda di debito AI resta forte; dall'altro, voci come quella di PIMCO e Apollo indicano che gli operatori iniziano a temere un'inversione. Fattori scatenanti potrebbero essere un rialzo dei tassi USA, una guerra o una crisi dell'eurozona. Nel frattempo, la festa continua, ma con più di qualcuno che tiene d'occhio l'uscita.