Il boom dell'intelligenza artificiale ha un lato oscuro che sta iniziando a preoccupare gli investitori: il finanziamento dei data center. Secondo le stime, entro il 2026 quasi il 50% delle obbligazioni statunitensi emesse per sostenere la costruzione di queste infrastrutture sarà classificato come titoli spazzatura, ovvero debito ad alto rischio. Un volume complessivo che si aggira intorno ai 37 miliardi di dollari, una cifra che fa tremare i mercati.
La corsa ai data center e il nodo dei ricavi
La logica è semplice: addestrare modelli di IA sempre più potenti richiede enormi capacità di calcolo, e quindi enormi investimenti in server, raffreddamento ed energia. Le aziende tecnologiche stanno correndo ai ripari emettendo debito, ma il ritorno economico non è affatto scontato. Gartner prevede che entro il 2030 si creerà un divario di ben 4.900 miliardi di dollari tra le spese sostenute e i ricavi effettivi. In pratica, si spende molto più di quanto si incassa, e questo squilibrio potrebbe trasformarsi in un problema sistemico.
Perché il mercato teme l'effetto valanga
I titoli spazzatura sono obbligazioni con rating basso, che offrono rendimenti elevati proprio perché il rischio di default è concreto. Se una parte consistente del debito legato all'IA dovesse finire in questa categoria, gli investitori potrebbero iniziare a chiedere tassi più alti per finanziare i progetti, aumentando ulteriormente i costi. Non solo: un'eventuale correzione del settore potrebbe innescare un effetto domino sui bilanci delle società coinvolte e sulla fiducia degli operatori. La corsa all'oro dell'IA rischia così di trasformarsi in una bolla da gestire con attenzione, mentre il mercato osserva con il fiato sospeso l'evoluzione dei prossimi trimestri.