Negli ultimi quindici anni, i tempi di sviluppo dei videogiochi si sono dilatati a dismisura. Se fino a qualche generazione fa un titolo richiedeva al massimo tre o quattro anni di lavorazione, oggi ci sono progetti che superano abbondantemente il decennio. Un fenomeno che riguarda sia grandi produzioni che titoli indipendenti, alimentando attese e, talvolta, delusioni.
I sequel più attesi (e rimandati)
Tra i casi più clamorosi c'è Beyond Good and Evil 2, annunciato da Ubisoft nel 2008 e ancora in sviluppo dopo oltre quindici anni. Nonostante le rassicurazioni periodiche, il gioco non ha ancora una data di uscita. Un altro esempio è Star Citizen, il simulatore spaziale di Cloud Imperium Games lanciato in crowdfunding nel 2012 e tuttora in accesso anticipato, con una raccolta fondi che supera i 600 milioni di dollari. E poi c'è Duke Nukem Forever, uscito nel 2011 dopo quindici anni di gestazione, diventato un caso di scuola per lo sviluppo infinito.
Il punta e clicca cancellato
Non tutti i progetti vedono la luce. Un celebre punta e clicca, SpaceVenture, seguito spirituale di Space Quest, è stato annunciato nel 2012 e dopo una lunga serie di rinvii è stato infine cancellato, lasciando i finanziatori a mani vuote. La vicenda dimostra quanto sia difficile, oggi, portare a termine produzioni ambiziose, soprattutto quando si affidano a team ridotti o a finanziamenti dal basso. I tempi lunghi, però, non sono solo un problema di risorse: l'aumento esponenziale delle aspettative tecniche e la complessità crescente dei motori grafici contribuiscono a dilatare ogni fase della lavorazione.