Un hacker ha violato oltre 100 siti web utilizzando un vero e proprio esercito di agenti di intelligenza artificiale in grado di agire in gran parte in modo autonomo. La scoperta arriva dalla società di sicurezza AI Norforge, che pur non nominando direttamente i bersagli è stata affiancata da Reuters nell'identificazione delle vittime: tra queste figurano colossi come John Deere, SharkNinja e Cummins. Un episodio che riaccende i riflettori sui rischi legati all'uso offensivo dell'AI.
Come sono state scoperte le intrusioni
I ricercatori di Norforge hanno individuato gli attacchi attraverso il lavoro esposto su Cairn, una piattaforma AI open source che si definisce un "motore general-purpose per la risoluzione di problemi". Con Cairn gli utenti impostano un punto di partenza e uno di arrivo per gli agenti, che documentano passo dopo passo i progressi nel completamento del compito. Come sottolineato da Norforge, però, lo stesso strumento può essere piegato a orchestrare attacchi informatici su larga scala.
L'autore delle violazioni su oltre 100 siti è risultato il più attivo tra le istanze Cairn esposte scoperte dalla società, con offensive rivolte ad aziende con sede negli Stati Uniti, Canada, Australia e Giappone. Secondo Reuters, l'attaccante ha definito le proprie "tattiche di intrusione preferite" usando meno di 100 caratteri cinesi, portando a termine le violazioni riuscite in circa 23 ore. Nel complesso Norforge ha individuato più di 20 istanze Cairn esposte e "probabilmente malevole".
Le reazioni delle aziende colpite
Contattata da Reuters, un portavoce di John Deere ha dichiarato che non c'è "alcuna indicazione che informazioni sensibili siano state consultate" a seguito dell'attacco. Cummins ha fatto sapere di stare "indagando sul report di un potenziale attacco informatico a un sito gestito da uno dei nostri fornitori terzi". SharkNinja ha precisato che la violazione ha riguardato un sito autonomo con informazioni di supporto prodotto, aggiungendo di aver contenuto la minaccia.
Norforge sta lavorando per far rimuovere le istanze Cairn malevole. Il creatore della piattaforma, noto con l'handle @le1xia0, ha replicato all'inizio del mese che Cairn "non è mai stato uno strumento di hacking", sostenendo che "l'abuso è una decisione umana, non una funzione del motore". Una presa di posizione che non cancella però il nodo di fondo: con agenti AI sempre più capaci, la linea tra automazione utile e attacco informatico diventa sempre più sottile.