Immergere le celle in un liquido per tenerle fresche può sembrare un controsenso, ma è la strada che BYD sta esplorando per i suoi sistemi di accumulo. Il costruttore cinese ha depositato una domanda di brevetto, identificata con il numero CN 122868832 A, pubblicata dalla China National Intellectual Property Administration il 5 ottobre 2026 dopo un deposito risalente a marzo 2025. Il titolo ufficiale è Battery cabinet and energy storage equipment e riguarda batterie stazionarie e sistemi di accumulo, anche se in futuro la stessa architettura potrebbe trovare spazio sulle auto elettriche.
Addio piastre: il fluido avvolge le celle
La differenza rispetto agli schemi tradizionali è sostanziale. Nelle batterie raffreddate a liquido più diffuse, il refrigerante circola in piastre a contatto con celle o moduli, e il calore deve attraversare diversi materiali prima di essere trasferito al liquido. Con il sistema studiato da BYD, i moduli vengono immersi direttamente in un fluido dielettrico, composto secondo il brevetto da idrocarburi o esteri. Si riduce così il percorso termico e si migliora la gestione dell'intero accumulatore. Il fluido, inoltre, non provoca cortocircuiti e offre protezione antincendio, tolleranza all'umidità e resistenza ai rischi ambientali in caso di incidente.
Il contesto in cui matura questa ricerca non è banale. A settembre BYD ha raggiunto vendite di NEV pari a 463.561 unità, ma nei nove mesi le vendite sono calate del 3,94% e JPMorgan ha tagliato il rating del titolo a Neutral. Investire su soluzioni tecniche distintive diventa quindi anche una questione di posizionamento competitivo.
Doppia camera e guarnizioni sotto stress
Scendendo nel dettaglio, il brevetto descrive una struttura divisa in due zone. Nella parte inferiore si trovano i moduli immersi nel liquido, mentre in quella superiore, completamente asciutta, vengono sistemati i componenti elettrici ed elettronici. Il design a doppia camera rappresenta uno scostamento rispetto alle piastre di raffreddamento utilizzate negli attuali sistemi di accumulo MC Cube di BYD. Il vero nodo ingegneristico riguarda il confine tra i due ambienti: come far attraversare i collegamenti elettrici da un vano pieno di liquido a uno asciutto senza compromettere la tenuta. BYD li posiziona nella zona superiore del compartimento contenente il fluido, dove la pressione idrostatica è inferiore. Le guarnizioni sono così sottoposte a uno stress minore e il rischio di perdite si riduce.
Al momento il brevetto guarda agli accumuli fissi, ma le implicazioni per la mobilità elettrica sono interessanti. Se applicata in futuri veicoli, questa tecnologia potrebbe consentire velocità di ricarica più elevate senza rischi di surriscaldamento, permettendo batterie con maggiore densità energetica, migliore efficienza e autonomia superiore. A questo si aggiunge un vantaggio sulla sicurezza: il sistema a doppia camera punta a ridurre il rischio di propagazione degli incendi durante eventi di thermal runaway, migliorando durata e affidabilità degli accumulatori. Resta da capire quanto la soluzione sia trasferibile su un'auto, dove il contenimento dei liquidi, il peso e la complessità dei collegamenti pongono vincoli più severi rispetto a una batteria stazionaria. Proprio la gestione delle guarnizioni potrebbe rappresentare la difficoltà principale in ambito automobilistico, ma non è detto che in futuro, quando oltre al brevetto si vedranno i primi prototipi, BYD non trovi il modo di rendere il sistema efficiente e sicuro anche sulle auto elettriche.