Il Gruppo Volkswagen affonda nei conti del terzo trimestre 2026 e il dato che fa più rumore è la perdita operativa di 5,86 miliardi di euro, in netto peggioramento rispetto al rosso di 1,3 miliardi dello stesso periodo dell'anno precedente. La perdita netta trimestrale ammonta a 5,82 miliardi. Le consegne sono calate del 14,3% a 1,885 milioni di unità, mentre i ricavi si sono fermati a 75,27 miliardi (-6,3%). L'unica nota positiva arriva dal flusso di cassa della divisione auto, in salita del 145% a 4,4 miliardi, ma solo grazie a un drastico taglio degli investimenti.
Nove mesi in caduta libera
Il quadro dei primi nove mesi è altrettanto pesante: le consegne scendono del 9% a 6,01 milioni di veicoli e i ricavi del 2,2% a 233,38 miliardi. Il dato più allarmante è l'utile operativo, crollato del 99% ad appena 71 milioni contro i 5,4 miliardi del 2025. A questo si aggiunge una perdita netta di 2,72 miliardi, che ribalta l'utile di 3,4 miliardi dell'anno prima. Il bilancio sconta oneri straordinari per 8,7 miliardi: 6,4 miliardi di svalutazioni sull'avviamento di Porsche e 1 miliardo sulle attività in Cina.
La transizione che non rende
La Cina resta una spina nel fianco, con un contesto commerciale debole aggravato dall'aumento globale dei prezzi e dalla pressione dei concorrenti locali. Le piattaforme sviluppate con Xpeng, che debutteranno anche in Europa, non bastano a compensare le difficoltà. Il vero nodo è la redditività delle auto elettriche: i modelli BEV garantiscono ricavi inferiori rispetto ai motori a combustione, erodendo i margini proprio mentre gli investimenti nella transizione restano ingenti.
A settembre Volkswagen aveva lanciato un profit warning, promettendo un margine tra il 4% e il 5,5% nella seconda parte dell'anno. Le stime sono poi state tagliate all'1%, su un fatturato atteso di circa 315 miliardi. Il gruppo cita tensioni geopolitiche, volatilità delle materie prime, normative europee sulle emissioni e concorrenza asiatica, senza contare una possibile escalation in Medio Oriente.
Il CFO Arno Antlitz non usa giri di parole: «I risultati dei primi nove mesi rendono chiara una cosa: non possiamo permetterci di perdere tempo». Il margine operativo al netto degli straordinari è del 3,8%, insufficiente a sostenere gli investimenti di lungo periodo. Per questo arriva il nuovo Piano per il Futuro: gamma semplificata, strutture snelle, costi dei veicoli ridotti e sviluppo più rapido, per un programma di tagli da circa 31 miliardi di euro. «Ciò che conta ora è un'attuazione rapida e coerente», ha concluso il manager.