Un'immagine generata dall'intelligenza artificiale che ritrae Mia Goth con una maglietta provocatoria è diventata virale su Instagram, superando 500.000 like in pochi giorni. L'account @miagoth_, con oltre un milione di follower e il tanto discusso segno di spunta blu di Meta, ha ingannato anche addetti ai lavori, nonostante fosse etichettato come fan page. L'attrice, notoriamente assente dai social, non ha mai pubblicato quell'immagine: era un falso creato con strumenti di generative AI. La vicenda, riportata da The Verge, solleva interrogativi profondi sulla verificazione delle identità e sulla priorità data dalle piattaforme alla diffusione di contenuti manipolati rispetto alla tutela della persona.
Un fenomeno dilagante e difficile da arginare
Non si tratta di un caso isolato. Da quando i tool di AI generativa sono diventati accessibili, i personaggi famosi sono bersagli privilegiati. Scarlett Johansson ha ingaggiato un team legale dopo che OpenAI ha rilasciato una voce per ChatGPT a lei somigliante senza consenso. Taylor Swift ha visto circolare immagini false che la ritraevano endorsare Donald Trump, spingendola a prendere posizione pubblica. Ariana Grande avrebbe bloccato un account che pubblicava contenuti AI sul suo conto. E la lista continua: Drake, Millie Bobby Brown, Zendaya, persino Steve Jobs e Lionel Messi. I contenuti che ritraggono donne sono spesso a sfondo sessuale, con account che vendono abbonamenti su Patreon e Telegram usando nomi e volti generati artificialmente.
Le piattaforme corrono ai ripari, ma con limiti
YouTube ha introdotto un sistema di rilevamento delle somiglianze, esteso di recente a tutti gli adulti con un account sulla piattaforma. Nel primo semestre 2026, ha rimosso oltre il 95% dei video segnalati tramite il programma. Tuttavia, la valutazione tiene conto di interesse pubblico, notiziabilità e consenso, lasciando margini di ambiguità. Meta etichetta alcuni contenuti AI, ma esenta le immagini fisse dall'obbligo di dichiarazione: il falso di Mia Goth, essendo un'immagine statica, non avrebbe richiesto alcuna etichetta. L'azienda ha rimosso alcuni account dopo le segnalazioni di The Verge, ma il fenomeno resta sottotraccia e in crescita.
La legislazione statunitense, con il Take It Down Act del 2025, criminalizza la distribuzione di immagini intime non consensuali, incluse quelle generate da AI, imponendo alle piattaforme la rimozione entro 48 ore. Ma senza una legge nazionale sul diritto di pubblicità, la partita si gioca a livello di singole piattaforme, con regole frammentate e applicazione incoerente. Nel frattempo, gli account che sfornano deepfake di celebrità continuano a moltiplicarsi, alimentati da algoritmi che premiano l'engagement, mentre gli utenti sembrano sempre meno capaci di distinguere il vero dal falso.