In Florida la corsa per la poltrona di governatore si sta trasformando in un referendum sui data center. Il candidato repubblicano Byron Donalds, sostenuto da Trump e forte di un tesoretto da 148 milioni di dollari — in gran parte proveniente dal settore tecnologico — è ora costretto a difendersi dall'accusa di essere troppo vicino alla Big Tech. Di fronte ha il democratico David Jolly, ex repubblicano passato dall'altra parte nel 2018, che ha fatto della lotta agli impianti hyperscale la sua bandiera.
La rabbia dei repubblicani delusi
Patti Zirhut, repubblicana da una vita e organizzatrice del gruppo No Data Center Hernando County, ha votato Trump nel 2016, 2020 e 2024, ma stavolta non seguirà la linea del partito. «Non voterò mai per Byron Donalds», dice, disgustata dalle «politiche sporche». La sua rabbia nasce dalla posizione del candidato, che ha apertamente sostenuto lo sviluppo dei data center. E non è sola: secondo i sondaggi, il 68% dei floridiani si oppone agli impianti nella propria comunità, e l'opposizione è particolarmente intensa tra i conservatori, spaventati dall'influenza di Big Tech e dalle ricadute sulla privacy e sul territorio.
Jolly ha promesso una moratoria di un anno sulle nuove costruzioni e ha viaggiato fino alla Data Center Alley della Virginia per studiare gli effetti delle strutture hyperscale. Donalds, dal canto suo, ha dichiarato di voler «rendere la Florida la capitale finanziaria del mondo» e di non voler imporre divieti: «Non arriverà nessun ban», ha detto ad agosto, salvo poi ammorbidire la posizione per inseguire l'elettorato. Il democratico lo ha ribattezzato «Data Center Donalds», un soprannome che sintetizza la distanza tra i due.
Il nodo del controllo locale
Donalds si difende sostenendo che la decisione finale spetta ai governi locali: «I governatori non rilasciano permessi edilizi». Ma la sua vice, la senatrice statale Bryan Ávila, ha sponsorizzato una legge per regolamentare i nuovi progetti, imponendo ai gestori di pagare la loro parte per acqua ed elettricità. Intanto gruppi come Watchdogs of Fort Meade, che combattono un impianto da 2,6 miliardi di dollari nella rossissima Polk County, denunciano di aver ricevuto solo lettere di circostanza da Donalds e dal governatore DeSantis, mentre Jolly non ha nemmeno risposto. Il pastore repubblicano Bobby Williams, che ha sfidato Donalds alle primarie, ha ora appoggiato Jolly: «Le grandi corporation stanno comprando questi seggi».
I sondaggi sono serrati: una rilevazione dell'Università del Nord Florida dà Jolly a soli due punti da Donalds, dentro il margine di errore del 2,8%. Donalds conserva vantaggi enormi, dai soldi al fatto che la Florida conta quasi 2 milioni di repubblicani in più rispetto ai democratici. Ma la rivolta contro i data center potrebbe riscrivere le regole: se Jolly vincesse, sarebbe il primo governatore democratico dello Stato in 28 anni.