Kevin Roose, firma storica del New York Times e voce del popolare podcast Hard Fork, ha lasciato il quotidiano americano per lanciarsi in una nuova avventura da creator indipendente. Insieme all'amico e collega Casey Newton ha fondato Machine Gods, un nuovo podcast tecnologico lanciato la scorsa settimana in partnership con NPR, pensato fin dall'inizio come prodotto video-first e distribuito su YouTube, Apple Podcasts e Spotify. Un cambio di pelle radicale per un giornalista che ha passato anni a raccontare la Silicon Valley dalle pagine di un quotidiano tradizionale.
Un libro per capire la corsa all'AGI
Accanto al podcast arriva anche The AGI Chronicles, il nuovo libro di Roose dedicato alla trasformazione esplosiva dell'industria dell'intelligenza artificiale. Si tratta di un'inchiesta meticolosa sui laboratori di frontiera e sul cambio di cultura che hanno attraversato man mano che l'AI è diventata un prodotto commerciale a tutti gli effetti. Roose racconta i personaggi, le aziende e il momento storico in cui si sta tentando di costruire l'intelligenza artificiale generale, con uno sguardo che scava nelle dinamiche interne delle big tech e nelle ambizioni dei loro fondatori.
La scommessa sul video e il futuro dei media
La scelta di puntare su YouTube non è casuale. Roose sostiene da anni che la piattaforma video sia il terreno mediatico più solido e importante del momento, nonostante le diffidenze storiche delle aziende editoriali verso il cosiddetto pivot to video, spesso finito male. Secondo il giornalista, YouTube è difficilissimo da sostituire perché richiederebbe di replicare l'intero corpus visivo dell'umanità, milioni di video tutorial compresi. Per questo il nuovo progetto punta a costruire un formato sostenibile sia economicamente che creativamente, portando giornalismo di qualità in uno spazio dove storicamente scarseggia.
Nel corso dell'intervista, Roose scherza anche sul suo ruolo di amministratore delegato della neonata società, ottenuto vincendo un lancio di moneta con Newton: una carica che, ammette, dimentica quasi ogni giorno. Ma dietro l'ironia c'è una convinzione profonda: la storia dell'AI merita nuovi formati e nuove piattaforme, e il giornalismo deve seguire il pubblico dove si trova. La conversazione si chiude con una riflessione filosofica su dove tutto questo ci porterà, ma il messaggio resta chiaro: Roose è passato all'AGI, e invita il resto del settore a fare lo stesso.