Prevedere l'arrivo di una tempesta solare con sufficiente anticipo è una delle sfide più complesse dell'astrofisica moderna. I satelliti, le missioni spaziali e gli astronauti in orbita sono esposti a raffiche di particelle energetiche che possono danneggiare strumenti e mettere a rischio la salute. Il problema è che questi eventi si sviluppano in tempi rapidissimi e le particelle più pericolose sono difficili da anticipare. Per affrontare questa criticità, la NASA ha in cantiere SunRISE, acronimo di Sun Radio Interferometer Space Experiment, il cui lancio è previsto non prima della metà del 2027.
Un radiotelescopio grande quanto un'orbita
La missione non utilizzerà un singolo grande osservatorio, ma sei piccoli satelliti delle dimensioni di un forno da cucina. Ognuno di essi volerà poco oltre l'orbita geostazionaria, a circa 35.000 chilometri di quota, e lavorerà in sincronia con gli altri grazie al principio dell'interferometria: più antenne separate raccolgono simultaneamente lo stesso segnale e combinano i dati, ottenendo una capacità di osservazione paragonabile a quella di uno strumento molto più grande.
Onde radio in anticipo sulle particelle
L'obiettivo è captare le onde radio prodotte dalle particelle accelerate nella corona solare. Questi segnali raggiungono la Terra prima delle particelle energetiche vere e proprie, offrendo così un prezioso margine di anticipo per capire dove si stanno dirigendo gli eventi più intensi. Sapere in anticipo la traiettoria di una tempesta solare permetterebbe di proteggere meglio satelliti, reti elettriche e missioni con equipaggio, riducendo i rischi di blackout e danni ai sistemi elettronici.
SunRISE rappresenta un passo avanti concreto nella meteorologia spaziale: un sistema distribuito, relativamente economico e flessibile, che potrebbe trasformare il modo in cui monitoriamo l'attività del Sole e anticipiamo le sue conseguenze sulla Terra.