La NASA sta mettendo a punto un sistema che potrebbe cambiare il modo in cui le future missioni lunari affronteranno la fase più critica: l'atterraggio. Il protagonista si chiama SPLICE (Safe and Precise Landing – Integrated Capabilities Evolution), un pacchetto di tecnologie che permette a un veicolo di osservare il terreno, riconoscere gli ostacoli e scegliere in autonomia il punto più sicuro dove posarsi. Per testarlo, l'agenzia ha utilizzato un drone Alta-X, facendogli eseguire manovre che simulavano una discesa verso il suolo lunare.
Come funziona SPLICE
Il cuore del sistema è un algoritmo di navigazione che combina dati da sensori e telecamere. Durante la discesa, SPLICE scansiona la superficie, identifica crateri, massi e pendenze pericolose e calcola una traiettoria alternativa in tempo reale. Se il punto previsto non è sicuro, il software lo scarta e ne propone un altro. Nel test con l'Alta-X, il drone ha completato una serie di manovre che riproducevano le condizioni di un allunaggio, dimostrando che la tecnologia può funzionare anche con i ritardi di comunicazione tipici delle missioni spaziali.
Perché è importante per il futuro dell'esplorazione
Le missioni del programma Artemis puntano a riportare astronauti sulla Luna e a costruire una presenza stabile. Ma atterrare in sicurezza è tutt'altro che banale: la superficie è disseminata di insidie e i siti più interessanti dal punto di vista scientifico, come i poli o le zone in ombra permanente, sono anche i più impervi. Un sistema come SPLICE riduce il rischio di fallimenti e apre la strada a lander autonomi capaci di operare senza l'intervento umano. Il prossimo passo sarà testarlo in condizioni ancora più realistiche, avvicinandosi sempre di più a un vero atterraggio lunare.