Per molte PMI italiane il cloud è ormai pane quotidiano: gestionale online, posta su piattaforme esterne, collaboratori che si collegano da remoto. La protezione di questi strumenti, però, spesso non ha tenuto lo stesso passo. È un divario diffuso, e il Voucher Cloud Cybersecurity del MIMIT nasce proprio per ridurlo: un contributo a fondo perduto fino al 50% delle spese, con un tetto di 20.000 euro per beneficiario e una dotazione complessiva di 150 milioni.
Cloud e identità: il nuovo perimetro da difendere
Portare dati e applicazioni nel cloud garantisce scalabilità e costi più prevedibili, ma sposta anche il perimetro di sicurezza. Con il lavoro ibrido, la rete dell'ufficio conta meno dell'account di chi si collega: autenticazione a più fattori (MFA), controllo degli account privilegiati, principio del minimo privilegio e un approccio Zero Trust pesano quanto un firewall. Basta una configurazione lasciata ai valori di default per aprire un accesso che nessuno sapeva di avere.
Ransomware e normativa: le priorità concrete
Il secondo fronte è la difesa dai ransomware, che colpiscono con frequenza crescente anche le imprese di piccole dimensioni: backup verificati, segmentazione della rete e piani di ripristino testati fanno la differenza tra un incidente gestibile e un blocco dell'attività. A questo si aggiunge la spinta normativa, con obblighi di conformità che rendono la sicurezza un requisito e non più un'opzione. Il voucher può coprire parte di questi servizi, e realtà come Serverplan affiancano le aziende nella scelta e nell'attivazione delle soluzioni ammesse.
La sintesi è chiara: il cloud è già parte del lavoro quotidiano delle PMI, ma la sicurezza deve seguire lo stesso ritmo. Investire in identità, protezione dal ransomware e conformità non è un lusso, è la condizione per sfruttare il cloud senza esporsi a rischi che nessuno aveva messo in conto.