Trovare una vulnerabilità in un software è già complicato, ma dimostrare che qualcuno potrebbe sfruttarla davvero per compromettere un sistema lo è ancora di più. Proprio su questo secondo fronte l'intelligenza artificiale sta facendo passi da gigante: OpenAI ha presentato GPT-6 Cyber, un modello sviluppato specificamente per la sicurezza informatica, capace non solo di individuare falle nel codice, ma anche di verificarne concretamente la pericolosità e di contribuire alla preparazione delle correzioni.
I numeri su Firefox e Linux
I primi risultati riguardano software che conosciamo molto bene. Nel corso delle attività di ricerca, il modello ha individuato 81 vulnerabilità ad alta gravità precedentemente sconosciute in Firefox, oltre a dimostrare che altre 30 falle già documentate erano più pericolose di quanto si pensasse. Mozilla ha ricevuto le segnalazioni e ha già distribuito diverse correzioni.
Ancora più consistenti i numeri relativi a Linux: GPT-6 Cyber è riuscito a riprodurre 1.724 vulnerabilità nel kernel e a sviluppare 948 exploit funzionanti, ovvero procedure in grado di sfruttare concretamente una debolezza del sistema. Sono stati inoltre segnalati ai responsabili del progetto 304 problemi critici, accompagnati da possibili correzioni.
Perché è un cambio di passo
La differenza rispetto ai modelli tradizionali sta nella capacità di dimostrare l'effettiva sfruttabilità di un bug, non solo di scovarlo. Questo riduce drasticamente i falsi positivi e permette ai team di sicurezza di concentrarsi sulle minacce reali. Se il modello manterrà queste promesse, il lavoro di auditing del codice potrebbe diventare molto più rapido ed efficace, con un impatto concreto sul modo in cui le aziende affrontano le vulnerabilità dei propri sistemi.