Un accordo moralmente vincolante ma privo di valore legale. È quanto ha sottoscritto il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, insieme ai vertici delle principali aziende di intelligenza artificiale durante un pranzo organizzato alla Casa Bianca. L'intesa, annunciata con un post su Truth Social, prevede quattro impegni per lo sviluppo sicuro dei modelli AI e si affianca a un ordine esecutivo che impone l'uso del termine Super Intelligence nei documenti ufficiali. Trump ha ribadito con forza che non servono leggi federali: basta l'autoregolamentazione del settore.
I firmatari e le assenze illustri
Il documento è stato firmato da Trump stesso e da sei amministratori delegati: Sundar Pichai (Google), Dario Amodei (Anthropic), Mark Zuckerberg (Meta), Greg Brockman (OpenAI), Elon Musk (xAI) e Jensen Huang (NVIDIA). Stranamente, non compaiono le firme di Satya Nadella (Microsoft) e Jeff Bezos (Amazon), entrambi presenti al pranzo. Tra gli invitati mancava anche John Ternus (Apple). L'evento ha visto la partecipazione di vari esperti del settore, ma il presidente ha voluto sottolineare che i rischi per l'umanità sono una bufala, minimizzando le preoccupazioni sollevate da più parti.
I quattro livelli di controllo
L'accordo prevede quattro livelli di controllo che le aziende si impegnano a implementare durante lo sviluppo dei modelli AI. Sebbene i dettagli specifici non siano stati resi noti, si tratta di misure di sicurezza volte a garantire un progresso responsabile. Trump ha spiegato che il comitato di vigilanza sarà composto da 10 persone. Alla fine del documento si specifica comunque che, in futuro, questi impegni potrebbero essere codificati in leggi o regolamenti, lasciando aperta la porta a un intervento normativo.
La decisione arriva dopo che diversi CEO, tra cui Dario Amodei, Sam Altman, Satya Nadella ed Elon Musk, avevano suggerito di rallentare lo sviluppo dell'AI finché non fossero stati risolti i problemi di sicurezza, chiedendo un intervento del governo per stabilire uno standard comune. Trump ha però respinto l'idea di restrizioni imposte per legge, preferendo un approccio basato sulla responsabilità volontaria delle aziende. La sua posizione è chiara: l'autoregolamentazione è sufficiente, e le leggi federali rappresenterebbero un ostacolo all'innovazione.
La firma dell'accordo ha suscitato reazioni contrastanti. Da un lato, c'è chi applaude la volontà di stabilire principi condivisi per uno sviluppo sicuro; dall'altro, molti esperti sottolineano che un patto moralmente vincolante non offre garanzie concrete. L'assenza di Microsoft e Amazon tra i firmatari, nonostante la loro presenza al pranzo, alimenta dubbi sulla reale portata dell'intesa. Inoltre, la mancata partecipazione di Apple potrebbe indicare una distanza dell'azienda da questo tipo di iniziative.
In conclusione, l'accordo rappresenta un passo simbolico verso una governance globale dell'AI, ma la sua efficacia resta tutta da verificare. La possibilità che gli impegni vengano trasformati in leggi in futuro lascia aperta la partita. Nel frattempo, le aziende proseguono nello sviluppo di modelli sempre più potenti, mentre il dibattito su sicurezza e regolamentazione rimane acceso. La palla passa ora al comitato di 10 persone, chiamato a vigilare su un settore in rapidissima evoluzione.