Per la prima volta l'Internet Governance Forum Italia ha scelto Napoli. Il 29 e 30 ottobre l'Università Federico II ha ospitato l'edizione 2026 tra il campus di San Giovanni a Teduccio, nell'ex stabilimento Cirio, e la sede storica di via Partenope. Il tema era tutto un programma: «Costruire il futuro digitale dell'Italia: dalla governance all'attuazione delle politiche digitali». Sul tavolo intelligenza artificiale, cybersicurezza, sovranità digitale europea, diritti online e competenze.
L'IGF Italia è la declinazione nazionale del forum promosso dalle Nazioni Unite e organizzata dal Comitato IGF Italia, istituito presso il Dipartimento per la trasformazione digitale della Presidenza del Consiglio. Il metodo è quello multistakeholder: istituzioni, imprese, università, comunità tecnica, società civile e giovani discutono alla pari. Nella seconda giornata una tavola rotonda informale ha riunito i vertici italiani di alcune grandi aziende globali del digitale, tra cui Roberto Massoli, Chief Technology Officer di Lenovo Italia.
L'ostacolo non è tecnico, ma umano
Massoli ha alle spalle una lunga carriera nell'IT, da Symantec a EMC e CommVault, dove nel 2012 è diventato channel manager per l'Italia. In Lenovo si è occupato delle soluzioni software-defined prima di assumere il ruolo di CTO. Negli ultimi mesi ha accompagnato il lancio di Lenovo AI Express, l'offerta sviluppata con NVIDIA per portare l'AI dai progetti pilota alla produzione. Per lui l'intelligenza artificiale non è un'eccezione, ma l'ultimo capitolo di una lunga serie di cambiamenti: «Lo affronteremo come tutti gli altri, con competenza e coscienza di quello che andiamo a fare».
Il vero ostacolo, secondo il CTO, non è tecnico ma umano: la resistenza al cambiamento è alla base di ogni difficoltà nell'introdurre nuove tecnologie. Davanti a ciò che non conosciamo, osserva, abbiamo paura oppure cerchiamo di metterlo da parte. La risposta è la collaborazione, costruire ponti tra tecnologia e persone. Per spiegare il rapporto giusto con l'AI Massoli usa l'immagine del navigatore: la prima volta ci si chiede se indichi la strada giusta, oggi è uno strumento insostituibile, ma va seguito e insieme controllato. La fiducia cieca è un rischio quanto la diffidenza.
Dati come carburante, non AI di facciata
L'altra metafora arriva dal motorsport, mondo che Lenovo frequenta come sponsor di Ducati. Nelle corse l'obiettivo è arrivare primi, ma la velocità ha un prezzo: «Accelerare tantissimo, se ho sbagliato pianificazione, formazione e strategia, porta velocemente al fallimento», avverte Massoli. «Una curva impostata bene, alla giusta velocità, ti permette di tenere la traiettoria ideale e uscirne davanti; una curva affrontata a velocità troppo alta porta fuori pista». Il carburante di questa corsa sono i dati: senza dati corretti è difficile ottenere il risultato, e con dati sbagliati non si arriva all'obiettivo, anche con tutta la potenza AI del mondo. Netta anche la critica all'AI di facciata, adottata «solo per dire che ce l'ho», come accadde con il cloud.
Da qui la tesi più forte: le aziende non devono cavalcare il cambiamento, devono crearlo. Un prodotto fatto «semplicemente» con l'AI, che chiunque può replicare, non è innovazione. Il vantaggio italiano, per Massoli, sta nelle persone e nel saper fare che hanno reso grandi le nostre imprese, amplificato dall'AI. «Michelangelo ha fatto la Pietà con martello e scalpello; se li date a me, non otterrete nulla di bello. Lo strumento conta, ma conta di più chi lo usa». Per questo l'AI deve essere accessibile a tutti, anche da un telefono.