La disintermediazione tanto temuta dagli operatori delle piattaforme non è ancora una minaccia concreta per Uber. Durante la chiamata sugli utili del terzo trimestre 2026, i dirigenti dell'azienda hanno rivelato per la prima volta quante transazioni sono state generate da agenti AI di terze parti: appena quattro corse e circa 500 ordini Uber Eats nella settimana di Halloween, su un totale di 320 milioni di transazioni tra corse e consegne. Numeri che ridimensionano drasticamente gli allarmi degli analisti.
Un rischio ancora marginale
Con l'ascesa di agenti come Muse di Meta o Dots di OpenAI, alcuni esperti prevedevano che piattaforme come Uber e DoorDash potessero perdere il contatto diretto con i clienti, sostituiti da bot capaci di ordinare cibo o prenotare una corsa al posto loro. I dati diffusi oggi mostrano però che questa transizione è appena agli inizi. L'amministratore delegato Dara Khosrowshahi ha spiegato che l'azienda è aperta a collaborare con le società di intelligenza artificiale, pur mantenendo la convinzione che l'esperienza diretta sull'app resti la preferita dai consumatori.
"Speriamo che ci sia più trazione", ha dichiarato Khosrowshahi durante la call. "Vogliamo rendere i servizi disponibili ai consumatori in modo piacevole e semplice. I nostri servizi diretti saranno i più semplici e piacevoli, ma lavoreremo con queste terze parti". Il CEO ha poi aggiunto che la situazione è "molto, molto acerba" e che l'obiettivo è non dipendere da un singolo attore, mantenendo una posizione solida nell'ecosistema in evoluzione.
Attrito e incentivi contrari
Gli agenti AI di prima generazione devono ancora superare numerosi punti di attrito prima di diventare un canale affidabile per ordinare cibo o prenotare un passaggio. Inoltre, gli operatori delle piattaforme come Uber e DoorDash hanno pochi incentivi a lasciare che questi bot sostituiscano i propri clienti diretti. Le società di intelligenza artificiale, dal canto loro, sanno che questo è uno dei casi d'uso principali e la strada verso un futuro più redditizio, ma convincere Uber ad accettare una maggiore disintermediazione sarà una sfida ardua.
Nel frattempo, Uber sta sviluppando strumenti AI proprietari per trattenere gli utenti sulla propria piattaforma. All'inizio dell'anno ha lanciato un nuovo Cart Assistant per Uber Eats, un bot che costruisce una lista della spesa a partire da un'immagine di una ricetta o da un prompt testuale. Una mossa che conferma la strategia: integrare l'AI, ma senza cedere il controllo della relazione con il cliente.